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Grande successo al Festival di Spoleto per “Le Creature di Prometeo/Le Creature di Capucci”.

Venti minuti di applausi in Piazza Duomo a Spoleto, per la prima mondiale dello spettacolo.

Applausi calorosi in Piazza Duomo a Spoleto, per la prima mondiale de Le Creature di Prometeo/Le Creature di Capucci, cooproduzione tra Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova e Festival dei 2Mondi, curata sapientemente da Daniele Cipriani e con la musica di Beethoven, eseguita dallOrchestra del Teatro Carlo Felice, diretta dalla bacchetta del giovane ed apprezzato Andrea Battistoni che ha saputo interpretare tutte le nuances dellunica partitura che il compositore tedesco scrisse per il balletto e la cui rarità di esecuzione omaggia il 250° anniversario della sua nascita.

Le proiezioni oniriche sulla facciata del Teatro Caio Melisso hanno esaltato i movimenti coreografici di Simona Bucci e la carica espressiva dei ballerini che li hanno eseguiti. Ma le ovazioni del pubblico si sono amplificate per il genio dello stilista-artista Roberto Capucci che, presente in platea, ha raccolto il riconoscimento estatico per i 15 costumi disegnati, le sue creature appunto, visioni di fantasie colorate realizzate dal team sartoriale guidato da Anna Biagiotti.

In platea molte personalità note, anche del mondo dello spettacolo, e molti gli entusiastici commenti raccolti.

Creatività e bellezza, tante emozioni che ci ha dato il Maestro Roberto Capucci. Grande, Grande Capucci, ha esclamato a caldo Vittoria Cappelli.

Una festa della bellezza in una cornice sublime. Godimento estetico e musicale. è stato il commento di Simona Marchini.

Uno spettacolo emozionante e inaspettato. Capucci è un genio, un artista unico al mondo! le ha fatto eco Sandra Carraro.

Sul versante danza, Vladimir Derevianko, già primo ballerino del Bolshoi di Mosca si è dilungato di più, com’è nel suo stile riflessivo, ed ha detto: “È stato uno spettacolo veramente originale che ha il grande pregio di aver dato vita alle creazioni di Roberto Capucci. Daniele Cipriani ha avuto il merito di mettere insieme, soprattutto in un momento così difficile per larte ed il teatro in generale, una serata dove musica, danza e immagini si sposano perfettamente con la raffinata fantasia dei costumi del grande Capucci e la musica del genio musicale Beethoven. Magistrale la direzione dellOrchestra del Carlo Felice.

Poetico invece il commento del coreografo Micha van HoeckeDalla musica di Beethoven nasce il defilé fantasmagorico vestito dal grande mago Roberto Capucci. Colori straordinari si sono mescolati in una regia piena di sorprese. Queste creature danzanti in quella cornice di Piazza del Duomo mi hanno incantato.

Ha riassunto il pensiero di tutti il Sovrintendente Claudio Orazi del Teatro Carlo Felice di Genova che ha reso possibile la realizzazione di questo progetto ambizioso. Rivolgo il più vivo ringraziamento al Festival dei 2Mondi di Spoleto nella persona di Giorgio Ferrara e a Daniele Cipriani che ne ha curato la realizzazione ed il coordinamento artistico. Orgoglioso dell’ Orchestra del Teatro Carlo Felice e parimenti di tutto il personale artistico, tecnico ed amministrativo coinvolto. Le Creature di Prometeo/Le Creature di Capucci è stato uno spettacolo concepito per palcoscenici come quello di Nervi, dove ha debuttato in anteprima nazionale, e di Spoleto, non a caso il più blasonato festival internazionale, capaci di portare il mondo nella creatività italiana. Formulo lauspicio che questa produzione, dai  luoghi di interesse storico-artistico e ambientale italiani, possa essere rappresentata nel futuro, in tournée nazionali ed internazionali.

Danzatori: Hal Yamanouchi, Fabio Bacaloni, Davide Bastioni, Filippo Pieroni, Nico Gattullo, Marco Lo Presti, Roberto Lori, Luca Campanella, Giampiero Giarri, Raffaele Iorio, Antonio Cardelli, Flavio Marullo, Riccardo Battaglia, Damiano Ottavio Bigi, Luca Giaccio.

LF Magazine

Ufficio Stampa: Simonetta Allder

Foto: Massimo Danza

Young Gyu Choi in “L’idolo d’oro”, Assolo da La Bayadère, II atto.

Tantissimi applausi per l’elevazione, la leggerezza, i giri mozzafiato di Young Gyu Choi per l’assolo dell’Idolo d’oro da La Bayadère.
L’evento è stato reso ancora più prezioso dai costumi realizzati appositamente per Les Étoiles da Roberto Capucci, icona mondiale dell’alta moda, considerata, a livello internazionale, come uno dei più grandi designer del XX secolo (Christian Dior lo definì il miglior creatore della moda italiana).
Come Diaghilev faceva vestire i suoi ballerini da Coco Chanel, così Daniele Cipriani ha fatto vestire per l’occasione, Young Gyu Choi da Roberto Capucci, continuando quel perfetto connubio tra danza e moda.
La Bayadère, balletto in tre atti, per lo stile coreografico e la storia raccontata, incarna perfettamente la quintessenza del balletto classico. Insieme a Il lago dei cigniLa Bella Addormentata ed allo Schaccianoci, La Bayadère è nell’Olimpo del balletto classico. Andata in scena per la prima volta a San Pietroburgo il 5 Febbraio del 1877, La Bayadère fa rivivere in chiave di esotismo fiabesco il mito delle Villi e di Giselle e si caratterizza per una della coreografie più ardite tra quelle create da Marius Petipa: lungo un praticabile inclinato gli spiriti delle baiadere morte per amore entrano in scena eseguendo settantadue arabesques-penchés.

La musica pompier di Ludwig Minkus conferisce all’azione danzata un’atmosfera eroicamente romantica.

 La Bayadère, balletto originariamente in quattro atti e sette quadri con apoteosi narra della tormentata e tragica vicenda amorosa tra la devadasi (danzatrice del tempio o baiadera, dal portoghese “bailadeira”) Nikia e il giovane generale Solor, capo delle guardie del Rajah.

Il balletto, ambientato in India e fortemente permeato di quell’esotismo così di moda nella seconda metà del XIX secolo, periodo delle grandi esplorazioni geografiche, trae ispirazione, indubbiamente, da “Sakuntala”, balletto su musica di E. Reier, libretto di Théophile Gauthier e coreografia di Lucien Petipa, fratello di Marius, rappresentato in precedenza a Parigi e ben presto dimenticato. Sorte diversa attenderà invece “La Bayadère”, destinato a diventare uno dei balletti più celebri e rappresentati di tutto il repertorio classico.

Le redazioni successive alla prima non hanno modificato la sostanza del generale impianto coreografico, essendosi limitate a spostamenti di questo o quel brano con il solo intento di migliorare la drammaturgia della narrazione. Nuove danze sono state aggiunte successivamente, ad esempio da Vakhtang Chabukiani nel 1941 e ancora dopo da Konstantin Sergeev.

LF Magazine

Foto: Massimo Danza

Sergio Bernal in “Zapateado” indossa Capucci.

Capucci ha firmato la sua ‘prima volta’ a teatro per la danza, creando il costume che il danzatore madrileno, bailador’ carismatico del Balletto nazionale spagnolo, ha indossato per un rovente ‘Zapateado’.

Uno dei più grandi stilisti del mondo, quello che Christian Dior definì il miglior creatore della moda italiana, Roberto Capucci, ha firmato il costume per lo spettacolare assolo di Bernal. È la prima volta che l’immaginifico creatore firma costumi per la danza. L’altissima moda ha fatto dunque il suo ingresso regale a “Les Étoiles, gala internazionale di danza” a cura di Daniele Cipriani.

Un connubio fecondo, quello fra danza e moda, nato nei primi del Novecento grazie alla geniale intuizione dell’impresario dei Ballets Russes, Serghei Diaghilev, che usava commissionare costumi da couturier di grido come Paul Poiret, Mariano Fortuny e Coco Chanel. Da allora, sono numerosi gli stilisti che hanno disegnato per l’arte della danza, numerose le tendenze lanciate proprio dai palcoscenici di Tersicore da Versace ad Armani. A loro si è unito anche Roberto Capucci.

“Qualche anno fa, mentre rimettevo in ordine il mio archivio di disegni per la Fondazione – ha raccontato Capucci – mi imbattei in una vecchia bustona ingiallita. Ne lessi il contenuto. Feci un salto indietro nel tempo dei miei ricordi. Correva l’anno 1948 e avevo 18 anni, ero un giovane studente dell’Accademia delle Belle Arti. La busta conteneva bozzetti di costumi per una rivista musicale che doveva debuttare a Buenos Aires. Mi ricordo con quale passione e quante attese mi ero messo a creare quei costumi. Ma, come spesso accade, il progetto non andò in porto. Gli eventi della mia vita professionale presero la piega che tutti conosciamo. Ma se le cose fossero andate in altro modo oggi forse non sarei un creatore di moda ma vivrei in Argentina. A parte l’esperienza con il Teatro di San Carlo di Napoli con Capriccio di Richard Strauss (2002) e le molte collaborazioni con la mia cara amica, il soprano Raina Kabaivanska, non ho mai creato per la scena. Ma il costume teatrale è sempre rimasto nel mio cuore e da qualche anno ho cominciato, nel mio tempo libero, a creare in questa direzione.”

Capucci ha cominciato ad esporre disegni di questo progetto a qualche mostra. In occasione della Sovrana Eleganza al Castello della principessa Odescalchi fino alle ultime due mostre, Capucci Dionisiaco. Disegni per il teatro, che si è svolta a Firenze, a Palazzo Pitti e Spettacolo onirico. Disegni per il teatro, in programma a Napoli a Palazzo Scarpetta. Il successo di critica e pubblico hanno spinto Capucci a continuare su questa strada. È quindi con forte emozione ed energia che ha accettato la sfida de Les Etoile e del suo patron Daniele Cipriani.

L’abito che Capucci ha disegnato per Sergio Bernal possiede i colori e l’energia della Spagna. Rosso sangue, con ricami dorati come le sfumature di Plaza de Toros e un drappeggio che ricorda la mantilla. Emozionante vedere come uno stilista sia riuscito a trasformare una coreografia in un costume ed a cogliere lo spirito con cui il danzatore è andato in scena. Bernal, che ha curato anche la coreografia di “Zapateado”, è bravissimo, un genio, il vestito che Capucci ha creato per il suo assolo sembra far parte di lui. E lui fa parte di questo atto creativo, come in uno scambio reciproco.

Sergio Bernal, 29 anni, madrileno, ha la tecnica di un ballerino di danza classica e il temperamento di un interprete di flamenco. Viene applaudito, nei teatri di tutto il mondo, per la farruca del Molinero, così come nella coreografia “Il cigno” di Ricardo Cue, dove sulle musiche di Saint-Saëns, con uno slip e basta, a coprire un corpo statuario, mette le ali della fantasia a un personaggio solitamente legato al repertorio femminile.

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Foto: Massimo Danza