Sergio Bernal in “The Swan”, coreografia di Ricardo Cue.

La danza è tornata a vivere alla grande, anche se solo in una notte, con sette stelle del balletto e due superbi musicisti, Mario Brunello al violoncello e Beatrice Rana al pianoforte che hanno accompagnato dal vivo i danzatori in “Duets and solos”, uno spettacolo speciale, intimo, di grande levatura curato da Daniele Cipriani.

“Lavorare con chi danza è come suonare musica da camera” ha rivelato il violoncellista Mario Brunello, che con la pianista Beatrice Rana ha partecipato a Duets and solos, spettacolo ideato da Daniele Cipriani con la consulenza musicale di Gastón Fournier Facio, andato in scena il 18 Luglio nel corso del Ravenna Festival, alla Rocca Brancaleone della città romagnola.

Il carattere speciale della serata di Ravenna dipendeva da almeno tre fattori: prima di tutto il ritorno della danza in palcoscenico dopo i mesi di chiusura; poi la presenza di Rana e Brunello, invece che di un’orchestra o di un supporto registrato, a fornire la base musicale per i numeri di danza; infine, l’idea brillante di coinvolgere étoiles che sono in coppia anche nella vita, come Silvia Azzoni e Alexander Ryabko dell’Hamburg Ballet e Iana Salenko e Marian Walter, che fanno parte del corpo di ballo dell’Opera di Berlino. Si è così aggirato il divieto di contatto in scena e nei duetti i ballerini sono stati liberi di toccarsi e di abbracciarsi.

A completare il gruppo di stelle della danza, Hugo Marchand dell’Opéra de Paris, Sergio Bernal Alonso, già del Ballet Nacional de España, e Matteo Miccini dello Stuttgart Ballet. Di carattere e stile diverso le coreografie, realizzate tra gli altri da John Neumeier, Uwe Scholz, Michel Fokine, Jerome Robbins, Roland Petit e dallo stesso Bernal.

Per tornare al paragone con la musica da camera, Brunello ci ha spiegato come per conciliare le esigenze di danzatori e musicisti si debbano trovare volta a volta soluzioni che permettano libertà di espressione a tutti. “Proprio come succede quando si suona in trio o in quartetto e non ci si conosce: non è che uno può dire “questo è il mio tempo e voi dovete seguirlo”. Ci si mette d’accordo. È chiaro comunque che i danzatori sono abituati a provare su musica registrata, con ripetizioni sempre uguali, mentre quando si suona dal vivo, anche in prova, qualche cosa cambia sempre. Questo richiede da parte loro uno sforzo di adattamento” ha aggiunto il violoncellista.

L’intelligente adattamento reciproco, ma anche l’evidente piacere di lavorare insieme, hanno sortito un felicissimo risultato nello spettacolo in cui si susseguivano numerosi brani, alcuni danzati e altri solo strumentali, incorniciati da una Morte del cigno all’inizio e una alla fine; entrambe si basavano sul “Cygne” di Saint-Saëns dal Carnaval des animaux, ma la prima, con la coreografia storica di Michel Fokine, era al femminile, interpretata da Iana Salenko; la seconda, (coreografia di Ricardo Cue) contemporanea, di cui riportiamo l’ampio reportage fotografico di Massimo Danza, al maschile, con Sergio Bernal.

“The swan” da “Le Carnaval des Animaux“, è una delle più famose opere del compositore francese Camille Saint-Saëns, composto nel 1886, appositamente per Anna Pavlova e messo in scena per la prima volta nel 1905 a San Pietroburgo. Da allora il balletto ha influenzato le moderne interpretazioni di Odette ne “Il lago dei cigni” di Čajkovskij e ha ispirato varie interpretazioni, anche non fedeli alla trama originale, come variazioni del finale trasformato da lieto in tragico.

Per volere del compositore, l’opera doveva essere eseguita pubblicamente solo dopo la sua morte. La sua prima fu, quindi, il 26 Febbraio 1922, trentasei anni dopo la sua composizione e un anno dopo la morte dell’autore.

Il carnevale degli animali divenne la musica più caratteristica di Saint-Saëns per i suoi toni umoristici e canzonatori.

I 14 brani, tutti molto brevi, si riferiscono ciascuno a un animale. Non mancano riferimenti dichiaratamente satirici e umoristici. La comicità del brano è data anche dalle citazioni esplicite di brani o motivi conosciuti.

Ricardo Cue

Direttore di danza, ballerino, coreografo, allenatore e impresario. Ha studiato a L’Avana, Madrid e New York, dove ha vissuto per quindici anni e ha studiato danza e storia della danza con Doris Hering all’Università di New York. Lì ha lavorato con Balanchine, Tudor, Graham e Ailey.

A Madrid, nel 1982, si unì al team di regia del Balletto Nacional de Espana, Classica e Flamenco e presentò questa compagnia al NY MET con Medea. Ha introdotto in Spagna le opere di Balanchine, Tudor e Tetley nel repertorio.

Nel 1986 è diventato consigliere del Ministero della Cultura della Spagna. Come impresario privato ha presentato in Spagna le principali compagnie di danza del mondo. Ha diretto e messo in scena spettacoli di gala in Spagna, Francia e Russia con Plisetskaya, Guillem, Schauffuss, Gregory, Bujones, Mukhamedov, Dupond, Alexandrova, Acosta, Somova, Osipova, Shklyarov, Obraztsova, I. Vasiliev, Kovaleva, ecc.,

Nel 1992 fonda la sua compagnia di flamenco “Les Geants du Flamenco”, al teatro Champs Elysees di Parigi, creando e dirigendo “Cibayi” con Lola Greco, Joaquin Cortes e Adrian e gira il mondo.
Scopre, allena e dirige i migliori e migliori ballerini di musica classica e flamenco spagnola come Trinidad Sevillano, Aranxta Arguelles, Joaquin Cortes, Igor Yebra, Angel Corella, Tamara Rojo e Sergio Bernal. Lavora ed è manager di Maya Plisetskaya.

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Foto: Massimo Danza

Yanela Piñera e Luis Valle in “Spring waters”.

Yanela Piñera e Luis Valle hanno eseguito, in occasione de “Les Étoiles, gala internazionale di danza” a cura di Daniele Cipriani,  il balletto “Spring Waters” in maniera molto emozionante, con la coreografia di Asaf Messerer e la musica di Sergei Rachmaninoff.

Rachmaninoff nacque in una famiglia della nobiltà russa. Il nome della famiglia risale al 1400 quando Yelena, figlia di Stefano IV di Moldavia, sposò il figlio maggiore di Ivan III VasilyevichGran Principe di Mosca. Un figlio di nome Vasily venne soprannominato “Rachmanin”, che, nell’antico russo, significa “pigro”.

La famiglia di Rachmaninoff aveva forti inclinazioni musicali e militari. Suo nonno paterno, Arkady Alexandrovich, era un musicista che aveva preso lezioni dal compositore irlandese John FieldSuo padre, Vasily Arkadyevich Rachmaninoff (1841-1916), era un ufficiale dell’esercito e pianista dilettante che sposò Lyubov Petrovna Butakova (1853-1929), figlia di un ricco generale dell’esercito. La coppia ebbe tre figli e tre figlie, Sergei era il loro quarto figlio.

Cresciuto a Oneg fino a nove anni, Rachmaninoff iniziò le lezioni di piano e musica organizzate da sua madre all’età di quattro anni. La madre di Rachmaninoff notò subito la sua capacità di riprodurre passaggi a memoria senza sbagliare neppure una nota. Così, dopo aver appreso la notizia del talento del ragazzo, Arkady suggerì di assumere Anna Ornatskaya, insegnante e neolaureata al Conservatorio di San Pietroburgo, per vivere con la famiglia ed iniziare l’insegnamento formale. Rachmaninoff dedicò proprio la sua composizione per pianoforte, “Spring Waters” op. 14, a Ornatskaya.

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Foto: Massimo Danza

Yanela Piñera e Luis Valle in “Don Chisciotte” – pas de deux, III atto.

Lo stile e la dirompenza cubani sono stati rappresentati da Yanela Piñera e Luis Valle nel quasi acrobatico passo a due del III Atto del Don Chisciotte.

Tutte le produzioni moderne del balletto Petipa/Minkus sono derivate dalla versione messa in scena da Alexander Gorsky per il Teatro Bolshoi di Mosca nel 1900.

Don Chisciotte è stato rappresentato, oltre che in Russia, anche in altri paesi, per primo, da Anna Pavlova nel 1924 in una versione ridotta rispetto alla produzione di Gorsky, anche se il lavoro full-length non venne messo in scena all’estero per molti anni. Il famoso Gran Pas de Deux dalla scena finale del balletto è stato messo in scena in Occidente a partire dal 1940, dal Ballet Russe de Monte Carlo.

La prima produzione full-length fuori dalla Russia, ha visto un nuovo allestimento, con le coreografie di Ninette de Valois per il Royal Ballet, nel 1950. La prima rinascita completa della produzione russa originale, in scena in Occidente, è stata del Rambert Ballet nel 1962.

Nel 1966 Rudolf Nureyev mise in scena la sua versione per il Balletto di Stato di Vienna, adattata da John Lanchbery.

Mikhail Baryshnikov montò la sua versione nel 1980 per l’American Ballet Theatre, una produzione che fu rappresentata in molti teatri, tra cui il Royal Ballet, e, più recentemente, da Carlos Acosta. Oggi il balletto viene messo in scena in tutto il mondo in molte versioni differenti, ed è considerato tra i grandi classici della danza.

Il famoso coreografo americano George Balanchine ha creato una versione moderna nel 1965 per la New York City Ballet con le musiche di Nicolas Nabokov, con Balanchine che apparve nei panni di Don Chisciotte, Suzanne Farrell in quelli di Dulcinea e Francisco Moncion come Merlin. Questa produzione non aveva niente a che fare con la versione Minkus, e venne rappresentata fino alla metà degli anni ’70

Nel 1987, il Northern Ballet (UK) ha commissionato al coreografo Michael Rosa una versione in tre atti con il direttore artistico Christopher Gable nei panni del Don. La trama venne rielaborata per includere un maggior numero di avventure del Don Chisciotte e di Sancho Panza. Michael Rosa ripropose il lavoro per il Balletto di Milwaukee (USA) nel 2005, con ulteriori modifiche al Prologo e all’Atto terzo. Questa produzione venne poi presentata di nuovo nel 2014.

Yanela si è formata al Centro Pro-Danza dell’Avana, alla Scuola Provinciale di Balletto e poi alla Scuola Nazionale di Balletto. È entrata a far parte del Balletto Nazionale di Cuba nel 2005 prima di essere promossa a Principal Dancer nel 2011. La sua posizione attuale è generosamente supportata dal programma International Guest Artist del Queensland Ballet, finanziato dal Jani Haenke Charitable Trust, che mira a portare versatilità alla compagnia e ai ballerini.

Luis Valle, è ballerino principale dell’Opéra di Nizza e primo ballerino del Balletto Nazionale di Cuba.

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Foto: Massimo Danza

Stella Abrera e Robert Fairchild “Un americano a Parigi”.

La coppia Stella Abrera e Robert Fairchild, entrambi provenienti dagli Usa, per la prima volta sul palco insieme in occasione de “Les Étoiles, gala internazionale di danza” a cura di Daniele Cipriani, sono passati, sempre nel medesimo evento, da una rigorosa interpretazione in bianco di un neoclassico “Apollo”, ad una frizzante interpretazione, in nero, di “Un americano a Parigi”, con musiche di George Gershwin, con grande facilità e maestria.

Trasposizione teatrale del musical diretto, nel 1951, da Vincente Minnelli, che ebbe come protagonisti, sullo schermo, Gene Kelly e Leslie Caron, è stato adattato per la scena da Christopher Wheeldon, coreografo internazionale inglese di balletto contemporaneo.

Nel secondo dopoguerra, a Parigi, si ritrovano vicini di casa due americani: Jerry Mulligan che sta cercando di diventare un pittore, e Adam, che suona il piano. Il duo, rinforzato da Henri, un cantante francese grande amico di Adam, esegue alcuni numeri nel caffè sottostante. Intorno a questo trio, e all’incontro di Jerry con Lise, una bella e giovane aspirante ballerina, si sviluppa una storia d’amore, arte e amicizia.

Christopher Wheeldon ha portato sulle scene, prima parigine e statunitensi poi, questa rilettura di un classico della storia del cinema e del musical. Da non sottovalutare le scenografie che, nella loro essenzialità, richiamano dei luoghi ed un’epoca senza pretendere di ricostruirli ma con l’intento di trasmetterne lo spirito più intimo.

Stella Abrera (nata nel 1978 a Manila, Filippine) è una ballerina di danza filippina-americana. Attualmente è la prima ballerina dell’American Ballet Theater ed è la prima ballerina principale filippina della compagnia. Poco dopo la sua nascita, la sua famiglia tornò negli Stati Uniti. Abrera ha iniziato a ballare all’età di cinque anni in una scuola locale a Pasadena, in California. A causa del lavoro di suo padre, un ingegnere civile, la sua infanzia è stata vissuta in tutto il mondo, tra cui l’Australia, mentre i suoi fratelli più grandi vivevano a Jakarta e San Paolo. A Sydney, si è formata presso la Royal Academy of Dance al Halliday Dance Centre. Nel 1995, ha viaggiato a Londra per competere agli Adeline Genée Awards della Royal Academy of Dance, dove le è stata assegnata la medaglia d’oro. Lì è stata vista da Ross Stretton che le ha offerto l’opportunità di fare un provino per l’ American Ballet Theatre di New York.

Robert Fairchild (Salt Lake City, 9 Giugno 1988) è un ballerino, attore e cantante statunitense.

È stato ammesso alla School of American Ballet all’età di quindici anni e in pochi anni scalò i ranghi del New York City Ballet, fino a diventare “principal dancer” nel 2009. Particolarmente apprezzato fu il suo Romeo del Romeo e Giulietta coreografato da Peter Martins nel 2008.

Nel 2015 debuttò a Broadway nel musical An American in Paris, per cui fu candidato al Tony Award al miglior attore protagonista in un musical e vinse il Theatre World Award ed il Drama Desk Award. Nel 2017 tornò a recitare nel musical per la prima londinese.

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Foto: Massimo Danza

Sergio Bernal in “Zapateado” indossa Capucci.

Capucci ha firmato la sua ‘prima volta’ a teatro per la danza, creando il costume che il danzatore madrileno, bailador’ carismatico del Balletto nazionale spagnolo, ha indossato per un rovente ‘Zapateado’.

Uno dei più grandi stilisti del mondo, quello che Christian Dior definì il miglior creatore della moda italiana, Roberto Capucci, ha firmato il costume per lo spettacolare assolo di Bernal. È la prima volta che l’immaginifico creatore firma costumi per la danza. L’altissima moda ha fatto dunque il suo ingresso regale a “Les Étoiles, gala internazionale di danza” a cura di Daniele Cipriani.

Un connubio fecondo, quello fra danza e moda, nato nei primi del Novecento grazie alla geniale intuizione dell’impresario dei Ballets Russes, Serghei Diaghilev, che usava commissionare costumi da couturier di grido come Paul Poiret, Mariano Fortuny e Coco Chanel. Da allora, sono numerosi gli stilisti che hanno disegnato per l’arte della danza, numerose le tendenze lanciate proprio dai palcoscenici di Tersicore da Versace ad Armani. A loro si è unito anche Roberto Capucci.

“Qualche anno fa, mentre rimettevo in ordine il mio archivio di disegni per la Fondazione – ha raccontato Capucci – mi imbattei in una vecchia bustona ingiallita. Ne lessi il contenuto. Feci un salto indietro nel tempo dei miei ricordi. Correva l’anno 1948 e avevo 18 anni, ero un giovane studente dell’Accademia delle Belle Arti. La busta conteneva bozzetti di costumi per una rivista musicale che doveva debuttare a Buenos Aires. Mi ricordo con quale passione e quante attese mi ero messo a creare quei costumi. Ma, come spesso accade, il progetto non andò in porto. Gli eventi della mia vita professionale presero la piega che tutti conosciamo. Ma se le cose fossero andate in altro modo oggi forse non sarei un creatore di moda ma vivrei in Argentina. A parte l’esperienza con il Teatro di San Carlo di Napoli con Capriccio di Richard Strauss (2002) e le molte collaborazioni con la mia cara amica, il soprano Raina Kabaivanska, non ho mai creato per la scena. Ma il costume teatrale è sempre rimasto nel mio cuore e da qualche anno ho cominciato, nel mio tempo libero, a creare in questa direzione.”

Capucci ha cominciato ad esporre disegni di questo progetto a qualche mostra. In occasione della Sovrana Eleganza al Castello della principessa Odescalchi fino alle ultime due mostre, Capucci Dionisiaco. Disegni per il teatro, che si è svolta a Firenze, a Palazzo Pitti e Spettacolo onirico. Disegni per il teatro, in programma a Napoli a Palazzo Scarpetta. Il successo di critica e pubblico hanno spinto Capucci a continuare su questa strada. È quindi con forte emozione ed energia che ha accettato la sfida de Les Etoile e del suo patron Daniele Cipriani.

L’abito che Capucci ha disegnato per Sergio Bernal possiede i colori e l’energia della Spagna. Rosso sangue, con ricami dorati come le sfumature di Plaza de Toros e un drappeggio che ricorda la mantilla. Emozionante vedere come uno stilista sia riuscito a trasformare una coreografia in un costume ed a cogliere lo spirito con cui il danzatore è andato in scena. Bernal, che ha curato anche la coreografia di “Zapateado”, è bravissimo, un genio, il vestito che Capucci ha creato per il suo assolo sembra far parte di lui. E lui fa parte di questo atto creativo, come in uno scambio reciproco.

Sergio Bernal, 29 anni, madrileno, ha la tecnica di un ballerino di danza classica e il temperamento di un interprete di flamenco. Viene applaudito, nei teatri di tutto il mondo, per la farruca del Molinero, così come nella coreografia “Il cigno” di Ricardo Cue, dove sulle musiche di Saint-Saëns, con uno slip e basta, a coprire un corpo statuario, mette le ali della fantasia a un personaggio solitamente legato al repertorio femminile.

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Foto: Massimo Danza

Miriam Mendoza e Sergio Bernal: “The last encounter”.

Un altro bel foto-reportage su di un balletto svoltosi nell’ambito de “Les Étoiles, gala internazionale di danza” a cura di Daniele Cipriani.

Questa edizione del Galà, oltre ad avere numerosi richiami al mondo del cinema, è stata impreziosita da un tocco ispanico. Sergio Bernal, Balletto Nazionale Spagnolo, e Miriam Mendoza, ballerina solista del Balletto Nazionale di Spagna, hanno dato vita per Les Etoiles di Daniele Cipriani, alla Prima italiana, “The Last Encounter”, con le coreografie di Ricardo Cue. Un quadro di grande eleganza e passione: un calpestio d’amore che finisce con un distacco, dal quale traspare tutto il loro vissuto fatto di passione e di scontri, di addii e di riprese, quasi evocando la coppia Fred Astaire e Ginger Rogers dal sabor iberico. Le note di “Hable con Ella”, di Alberto Iglesias, già colonna sonora dell’omonimo film di Pedro Almodovar, uno dei migliori registi di questi anni, hanno fatto il resto.

Miriam Mendoza ha iniziato gli studi di danza all’età di 12 anni presso il Royal Professional Dance Conservatory, finendo la laurea con una qualifica eccezionale. Durante la sua permanenza al Conservatorio partecipa al laboratorio coreografico, interpretando numerose coreografie del suo repertorio.

Si è formata con insegnanti come José Antonio Ruiz, Aída Gómez, Maribel Gallardo, Aurora Bosch, Fernando Romero e Merche Esmeralda. Partecipa al film “Iberia” di Carlos Saura.

Nel 2006, è entrata nel Workshop di studio del Balletto Nazionale di Spagna sotto la direzione di José Antonio Ruiz e nell’Aprile 2008 è entrata a far parte della compagnia Aída Gómez combinandola con la compagnia Rafael Aguilar. Successivamente, entra a far parte della compagnia Antonio Najarro negli spettacoli “Flamencoriental” e “Jazzing Flamenco”.

Ha interpretato ruoli da protagonista nella coreografia del repertorio come: Il cappello a tre punte (La molinera), Fantasía GalaicaPaso a cuatroViva Navarra ed Electra.

Nell’ Ottobre 2010 è entrata a far parte del Dance Corps della BNE, sotto la direzione di José Antonio. Dal 2012 è ballerina solista del Balletto Nazionale di Spagna.

Sergio Bernal, 29 anni, madrileno, ha la tecnica di un ballerino di danza classica e il temperamento di un interprete di flamenco. Viene applaudito, nei teatri di tutto il mondo, per la farruca del Molinero, così come nella coreografia “Il cigno” di Ricardo Cue, dove sulle musiche di Saint-Saëns, con uno slip e basta a coprire un corpo statuario, mette le ali della fantasia ad un personaggio solitamente legato al repertorio femminile.

“Ogni volta che ripropongo ‘Il cigno’ mi concentro sulla solitudine, sul silenzio. Ballo le ultime ore di vita di un essere vivente, di un cigno, appunto, ruolo solitamente affidato alle mie colleghe donne. Ma io credo che in quel momento, quando si sente la vita che fugge via, non si è né uomini, né donne, ma persone, sole”.

Bernal ha cominciato studiando il flamenco che è rimasto la sua passione, la base della sua tecnica, ma soprattutto è il punto di riferimento espressivo per riuscire a manifestare i suoi sentimenti.

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Foto: Massimo Danza

Elisa Badenes e Friedemann Vogel “Mono Lisa”, coreografia Itzik Galili.

 

Una visione della coppia moderna quella che si vede in Mona Lisa del coreografo israeliano Itzik Galili. Rivisita il pas de deux classico in un gioco di feroce e dinamica seduzione, legata ad una musica industriale, basata sui suoni delle macchine da scrivere. Apprezzato per la sua capacità di coniugare astrazione e narrazione in questo gioco di coppia riesce a controbilanciare umorismo, violenza, sensualità e eleganza.

Ad interpretarlo, in occasione de “Les Étoiles, gala internazionale di danza” a cura di Daniele Cipriani, il bravissimo Friedmann Vogel e la talentuosa Elisa Badenes.

Friedemann Vogel, ballerino tedesco noto praticamente in tutto il mondo! Con il suo grande talento ha raggiunto la fama diventando anche Ballerino Principale della compagnia di ballo tedesca Stuttgart Ballet. Vogel nasce il 1 Agosto 1979 a Stoccarda, in Germania. Della sua infanzia si sa ben poco, se non che è appassionato di ballo sin da quando è un bambino. Friedemann frequenta, infatti, sin da giovane la John Cranko School, una prestigiosa scuola di ballo della città in cui è nato. Incrementa i suoi studi all’Accademia di Danza Classica “Princesse Grasse” di Monte Carlo grazie ad una borsa di studio.
Friedemann Vogel, dagli occhi chiari, dalla chioma castana e dal fisico scolpito, conquista i migliori teatri del mondo. Svolge il ruolo principale per molti balletti tra cui “La bella addormentata”, “Romeo e Giulietta” e “Giselle”. Si esibisce come ospite nelle migliori compagnie tra cui il Teatro della Scala di Milano, Tokyo Ballet, Balletto Nazionale inglese, Vienna State Ballet e tanti altri ancora! A Febbraio 2019 sale sul palco dell’Ariston in compagnia di Francesco Renga, uno dei big in gara della 69° edizione del Festival.

In Italia, si è parlato di lui in modo entusiasmante quando si è dovuto esibire con Eleonora Abbagnato al Teatro dell’Opera di Roma: sia la stampa che il pubblico lo hanno definito “uno straordinario artista”.

Elisa Badenes è nata a Valencia, in Spagna. Lei ha frequentato il Conservatorio Professionale di Danza di Valencia. Al “Prix de Lausanne” nel 2008 ha vinto una borsa di studio per il “Royal Ballet School” in cui si è laureata un anno dopo. Nella stagione 2009/10 Elisa Badenes si è iscritta allo Stuttgart Ballet come apprendista, nel 2010/11 venne inserita nel Corpo di ballo. Venne promossa come Prima Ballerina nella stagione 2013/14.

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Foto: Massimo Danza

Eleonora Sevenard e Denis Rodkin in “Spartacus” pas de deux.

 

Chi non conosce la storia di Spartaco e degli schiavi rivelli nel 73 a.C., diventata nota anche grazie al film di Stanley Kubrick nel 1960 e interpretato da Kirk Douglas. Alla fine del film, sconfitta la rivolta, Crasso propone ai sopravvissuti dell’esercito degli schiavi ribelli (tra cui c’è anche Spartaco) di identificare (vivo o morto) il loro comandante, in cambio della loro vita – una vita che comunque dovranno trascorrere nuovamente in schiavitù. Spartaco decide di consegnarsi, ma quando sta per alzarsi, tutti i suoi compagni fanno lo stesso, pronunciando ognuno la frase “Io Sono Spartaco!”.

Nelle mani di Yuri Grigorovich la storia della ribellione degli schiavi diventa l’allegoria di un popolo oppresso (quello sovietico) che lotta coraggiosamente per rovesciare una classe dirigente fascista e decadente. Creato nel 1968, lo Spartacus del Bolshoi è un’opera tipicamente sovietica, e tipicamente “del” Bolshoi, un luogo dove le dimensioni contano – non per niente il nome del teatro significa “grande” in russo. E come il Bolshoi, questo è un balletto di dimensioni straordinarie, a cominciare dall’esercito di ballerini necessari per un tale spettacolo, tutti identicamente e perfettamente addestrati per finire (ma solo metaforicamente) con la grandiosa musica di Aram Khachaturian.

La trama è semplice, come lo sono i quattro personaggi principali: il nobile, indomito gladiatore Spartacus, Frigia, la sua amata, bella e dal cuore puro, il folle Crasso, capo dell’esercito romano e la venale cortigiana Aegina. Gli uomini dominano il palco: schiavi e soldati che si muovono all’unisono, dritti come le loro spade, e poi Spartaco di che affronta il console romano Crasso.

Più che in frasi liriche, la coreografia di Grigorovich si esprime in spettacolari tableau che utilizzano blocchi di ballerini e cortigiane illuminati da un chiaroscuro di sapore caravaggesco, che entrano ed escono dalla scena muovendosi in perfetto accordo.

Spartacus è un vero tour de force, non solo da parte dei solisti (Eleonora Sevenard e Denis Rodkin), oltre ad essere una meravigliosa esibizione di potenza.

Ed è anche incredibilmente divertente e interessante: la narrativa  tipicamente cinematografica infatti lo rende una sorta di film ‘danzante’ che alterna melodrammatici pas de deux che sfidano la gravità (come quello in cui Spatacus/Rodikin alza Phrygia/Sevenard con un solo braccio, il tutto unificato dalla straordinaria partitura di Khachaturian.

Spartacus insomma è ancora un balletto per le masse e le masse continuano a goderselo alla grande.

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Foto Massimo Danza

Alëna Kovalëva e Jacopo Tissi in “Grand Pas Classique”

Coreografia creata da Victor Gsovskij nel 1949 su musica di Daniel-François Auber per Yvette Chauviré e Vladimir Skouratov, è caratterizzata da grande virtuosismo e abilità coreutica.

Questa coreografia fu creata a Parigi nel 1949 dal maestro del balletto russo Victor Gsovsky e viene definita un omaggio alla danza, un capolavoro di squisita abilità coreutica, particolarmente apprezzato dagli amanti del balletto.

 

Viktor Gsovskij è stato ballerino, coreografo e insegnante di danza sovietico (Pietroburgo 1902-Amburgo 1974). Fu interprete di balletti di Petipa e Fokin, maître de ballet alla Staatsoper di Berlino, coreografo di opere liriche e film, maestro di danza a Berlino (con la moglie Tatjana, anch’essa coreografa e creatrice nel 1955 del Berliner Ballet) e a Parigi. Il “Grand Pas Classique” fu creato da Victor Gsovskij nel 1949 su musica di Daniel-François Auber per Yvette Chauviré e Vladimir Skouratov ed è caratterizzato da grande virtuosismo

E’ stato eseguito in occasione de “Les Étoiles Gala internazionale di danza” a cura di Daniele Cipriani, svoltosi a Palazzo Mauro De Andrè, a Ravenna il 16 Luglio 2019.

Quel che caratterizza Les Étoiles è la brillantezza delle sue “stelle”. I migliori danzatori della scena contemporanea, un solo palco per accostare ospiti provenienti dai più prestigiosi teatri di tutto il mondo. Davvero un’occasione ghiotta per i ballettofili vedere dal vivo tanti loro beniamini.

Gli ospiti a Ravenna sono approdati dai gloriosissimi Bolshoi di Mosca e Mariinskij di San Pietroburgo, dall’Opéra di Parigi e dai Teatro dell’Opera di Vienna. E ancora: dalle compagnie nazionali di Ungheria, Olanda e Spagna, con anche una stella che brilla nei cieli, da scoprire, del Kazakistan.

Jacopo Tissi, 25 anni, primo ballerino italiano nella storia a essere assunto dal Teatro Bol’šoj di Mosca di cui oggi è Solista Principale. Uno dei debutti più attesi della favolosa tournée alla Scala del Bol’šoj, anche a giudicare dalle tante persone riunitesi in palcoscenico a fine recita, con l’affettuoso «bravo» di Carla Fracci, il plauso di Miuccia Prada, i complimenti diffusi a tutta la troupe moscovita, diretta con mano brillante da Makhar Vaziev.

Originario di Landriano, in provincia di Pavia, viso da bravo ragazzo, fisico da danseur noble già dai tempi in cui frequentava la Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala, Tissi è stato più volte indicato come il possibile nuovo Bolle della generazione anni Novanta. La prima volta alla Scala per Tissi fu quando aveva solo undici anni: “Ero al primo anno di Scuola di Ballo e fui scelto per la danzetta del primo atto dello “Schiaccianoci” di Nureyev con la compagnia del Teatro. Un ricordo bellissimo”.

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Foto: Massimo Danza

Ana Sophia Scheller e Young Gyu Choi in “Le Corsaire” pas de deux, II atto.

Proseguono i reportage di danza realizzati in occasione de “Les Étoiles, gala internazionale di danza” a cura di Daniele Cipriani, svoltisi a Roma il 24-25-26 gennaio 2020 all’Auditorium Parco della Musica.

Le Corsaire è un balletto in tre atti basato sul poema Il corsaro di Lord Byron (1814) e musicato da Adolphe Adam.

Il debutto avvenne il 23 Gennaio 1856 all’Opéra di Parigi, Francia. Originariamente venne coreografato da Joseph Mazilier.

Il balletto ha subito molte revisioni in Russia, tra cui quelle di Jules Perrot (1858), Marius Petipa (1858, 1863, 1868, 1885, e 1899), Aleksandr Gorskij (1912), Agrippina Vaganova (1931), Pëtr Gusev (1955), Konstantin Sergeev (1972, 1992) e Jurij Grigorovič (1994).

Le Corsaire fu allestito in Russia dal grande maître de ballet Jules Perrot per il Balletto Imperiale (oggi Balletto Mariinskij) per mettere in risalto le doti della ballerina Ekaterina Friedbürg. L’allora giovane Marius Petipa interpretava la parte di Conrad. Perrot sostanzialmente riprese la coreografia originale di Mazilier mentre Petipa, che contribuì all’allestimento del balletto, riscrisse alcune delle danze originali, tra queste il Pas de Éventails del primo atto (nel quale Medora e sei corifee creano un effetto “coda di pavone” con grandi ventagli) e la Scéne de Seduction.

Per la produzione del 1858, Petipa aggiunse un pas de deux, preso dal suo balletto del 1857 La Rosa, la Violetta e la Farfalla, un lavoro scritto sulla musica del granduca Pietro II di Oldenburg. Questo Pas fu aggiunto soprattutto per la ballerina Ljubov’ Radina, che danzò il ruolo di Gulnare e diventò famoso con il titolo di Pas d’Esclave, un Pas d’action drammatico in cui il mercante di schiavi Lankendem mostra agli altri mercanti la splendida schiava Gulnare per venderla.

Jules Perrot se ne andò dalla Russia nel 1858 e Petipa diventò l’assistente del Maître de Ballet del Balletto Imperiale Arthur Saint-Léon. Alla morte di Saint-Léon, nel 1870, Petipa prese il suo posto come Maître de Ballet mantenendo la posizione fino al 1903.

Nel 1863 Petipa presentò una versione completamente nuova de Le Corsaire, allestita soprattutto per la moglie, la Prima Ballerina Marija Surovščikova. Per questa produzione Petipa commissionò nuova musica al primo compositore del Balletto Imperiale Cesare Pugni. Tra le aggiunte di Pugni, notiamo la Mazurka dei corsari del secondo atto, balletto che compare ancora nelle moderne produzioni.

Mentre danzava Le Corsaire a Parigi, Adèle Granztow fu invitata a San Pietroburgo. Per l’occasione Petipa montò un allestimento totalmente nuovo del balletto nella speranza di ottenere lo stesso successo di Parigi. La Grantzow garantì che avrebbe danzato il Grand Pas de Fleurs e aiutò Petipa nel montare la coreografia di Mazilier ma fu molto stupita quando vide i consistenti cambiamenti fatti da Petipa. Non solo, egli cambiò anche il nome del pezzo in Le Jardin Animé, ed è con questo nome che il balletto è arrivato fino a noi. Le Corsaire debuttò all’inizio del 1868 ed ebbe così tanto successo che altre rappresentazioni di altri balletti dovettero essere cancellate per soddisfare le richieste del pubblico.

Nel 1885, Petipa presentò la terza revisione de Le Corsaire creata espressamente per la ballerina Evgenija Sokolova. Il coreografo rifece tutto ancora una volta e aggiunse dei brani di Léon Minkus (Primo Compositore del Balletto Imperiale di San Pietroburgo) al pezzo de Le Jardin Animé in sostituzione di quelli di Delibes.

L’ultima revisione di Petipa, e invero la più importante, venne fatta nel 1899 espressamente per la Prima Ballerina Assoluta Pierina Legnani che danzò Medora con Ol’ga Preobraženskaja nella parte di Gulnare e Pavel Gerdt in quella di Conrad.

Nella prima metà del ventesimo secolo Le Corsaire continuò ad essere rappresentato quasi esclusivamente in Russia. Dopo la morte di Petipa, Alexander Gorsky montò una versione nuova che debuttò nel gennaio del 1912 con Ekaterina Geltzer nella parte di Medora e Vasilij Tichomirov in quella di Conrad aggiungendo, alla versione di Petipa, nuove danze di compositori come Vasilij Solov’ev-Sedoj, Reinhold Glière, Fryderyk Chopin e anche Čajkovskij. Il revival de Le Corsaire di Petipa rimase in repertorio fino al 1928.


Ana Sophia Scheller, nata a Buenos Aires, in Argentina, ha studiato alla School of American Ballet ed è stata una ballerina principale di lunga data con il New York City Ballet. Prima di unirsi al balletto di San Francisco come prima ballerina nel 2017, ha ballato il ruolo principale o ha recitato in A Midsummer Night’s Dream (Hyppolyta) di Balanchine e in The Nutcracker (Sugarplum Fairy, Dewdrop, Marzapane e Hot Chocolate) di Balanchine e in The Sleeping di Martins Beauty (Aurora, Vivacity, Courage, Ruby e Princess Florine) e Swan Lake (pas de trois e pas de quatre).
Ha creato ruoli principali in A Simple Symphony di Barak, Slice to Sharp di Elo e Bal de Couture di Martins, e ha creato ruoli di corpo di ballo in Luce Nascosta di Bigonzetti, Chichester Psalms di Martins e Les Carillons and Evenfall di Wheeldon.
Ha ricevuto il premio Mae L. Wien per la straordinaria promessa nel 2003 e borse di studio per tre anni consecutivi nell’ambito del premio presidenziale nazionale argentino per l’eccellenza culturale nella danza classica.

 

Young Gyu Choi, primo ballerino del Dutch National Ballet, ricorda il giorno in cui ha vissuto per la prima volta il balletto all’età di otto anni. quando si unì ad un corso di ballo come unico ragazzo nella piccola città costiera di Suncheon, a circa 300 chilometri a sud di Seoul, dove andò con sua madre. Dopo essersi completamente dedicato al balletto, è andato a tutto gas. Si è laureato alla Sunhwa Arts School di Seoul e poi ha frequentato la Tanz Akademie di Zurigo in Svizzera, quando aveva 15 anni. La versatilità e il grande potenziale del ballerino adolescente sudcoreano lo hanno aiutato ad emergere come artista, ottenendo un paio di premi in Europa e in America, incluso il primo premio al Youth America Grand Prix di New York nel 2007.

Nel 2011, si è unito al balletto nazionale olandese come membro del corpo di ballo o del gruppo di ballerini non solisti. Attualmente, ci sono solo otto principali ballerini maschi, tra cui Choi, presso la compagnia olandese. Choi, che è ben noto per le tecniche classiche pulite di salti e curve, ha detto che il suo punto di forza è quello di impegnarsi per imparare costantemente.

LF Magazine

Foto: Massimo Danza