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LO SCHIACCIANOCI DI AMODIO/LUZZATI: UN GRANDE SUCCESSO PER LA PRIMA A MODENA.

Un grande evento per il mondo dell’arte e della cultura italiana, e non solo: torna in scena Lo Schiaccianoci di Amedeo Amodio, tratto dalla novella di E.T.A. Hoffmann, con le musiche di Piotr Ilych Ciaikovsky e le scenografie ed i costumi di Emanuele Luzzati.

Creato nel 1989 dal grande coreografo Amodio (all’epoca direttore dell’Ater Balletto) per i due celebri danzatori Elisabetta Terabust e Vladimir Derevianko, questo lavoro si è affermato da subito come uno dei pilastri del balletto italiano.

Daniele Cipriani ha voluto fortemente far rivivere questo patrimonio artistico, ne ha acquistato e ristrutturato gli allestimenti scenici ed ha organizzato di nuovo lo spettacolo avvalendosi dei migliori interpreti, di un corpo di ballo esperto, e di una squadra forte e motivata. Un impegno vigoroso per uno spettacolo che verrà portato in una lunga tournée in tutta Italia: dopo una anteprima a Perugia e la prima a Modena, sarà al Petruzzelli di Bari, al Teatro Arcimboldi di Milano, al Verdi di Trieste, al Teatro Europa Auditorium di Bologna, al Verdi di Firenze, al Delle Muse di Ancona e poi Reggio Emilia, Pordenone, Ravenna, ed altre città ancora.

Il cast prevede, in alternanza le prime ballerine Ashley Bouder (New York City Ballet), Rebecca Bianchi Teatro dell’Opera di Roma) e Anbeta Toromani, affiancate dai primi ballerini Andrew Veyette (New York City Ballet), Vito Mazzeo (Balletto Nazionale Olandese),  Alessandro Macario (Teatro San Carlo di Napoli) e Alessio Rezza (Teatro dell’Opera di Roma), con il corpo di ballo e i solisti della Daniele Cipriani Entertainment, il teatro delle ombre “L’asina sull’isola” di Paolo Valli e Katarina Janoskova, la voce registrata di Gabriella Bartolomei, il trampoliere Mauro Vizioli.

Il 6 novembre si è tenuta la prima al Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena, con Rebecca Bianchi e Alessio Rezza, un grande successo che ha riconfermato l’amore del pubblico per quest’opera.

Nello “Schiaccianoci” di Amodio/Luzzati il genio romantico letterario e musicale si fonde alla perfezione con il più moderno genio italiano delle arti figurative e della danza, per un effetto strabiliante, di grande potenza evocativa e simbolista.

Lo spettacolo, con le sue diverse componenti, ci porta in quella zona di confine che i bambini conoscono bene ed attraversano naturalmente, grazie alle loro intatte e potenti capacità creative e fantastiche: sotto la realtà apparente, quella percepita con i sensi, ve n’è un’altra, più profonda e misteriosa.

Drosselmeyer, costruttore di orologi, bambole meccaniche ed automi, apre il sipario ed improvvisamente ci ritroviamo magicamente bambini in una favola, questo uno degli aspetti più sorprendenti dell’opera, con l’euforia del divertimento e la fantasia liberata dall’impatto cromatico delle scene e dei costumi di Luzzati, ricchi del suo meraviglioso mondo immaginativo, visionario ed onirico, a volte grottesco.

L’emblematico personaggio, giocattolaio e mangiafuoco, dirige il gioco ed attraversa l’opera con magie ed illusionismi, afferrando Clara e Fritz, e noi assieme a loro, in un volo entusiasmante tra realtà fantasia, sempre seguiti dal mondo delle ombre, sinistri fantasmi bidimensionali, dal misterioso potere di attrazione. Ma il mondo degli adulti, stravagante ed ambiguo con i suoi divertimenti, non genera minor inquietudine delle ombre agli occhi del bambino.

La modernità della coreografia è sorprendente: alla tecnica accademica della danza classica si amalgamano sagacemente gli stili più diversi tra loro, dal moderno alla breakdance, alle danze folkloristiche, in una dimensione del movimento nuova, l’unica del resto che potrebbe dare spessore ai sottili e molteplici piani di lettura da cui è composta l’opera, in una struttura a scatole cinesi, con le scene che si aprono e chiudono come in un gigantesco obiettivo fotografico: la labilità del confine tra il bene il male, tra il sogno e la realtà, i limiti appaiono e scompaiono, come cambiano improvvise le scene.

Vi è una importante componente teatrale nello spettacolo, ben evidenziata da scene, luci, e costumi, con alcuni suggestivi momenti parlati, oggetti di scena che prendono vita, un trampoliere che racconta una storia.

Un corpo di ballo con i suoi solisti pieno di brio, che tiene magnificamente il tempo dell’opera e le sue maschere drammatiche, la prima ballerina Rebecca Bianchi splendida, un incanto di grazia e stile, Alessio Rezza eccezionale, Valerio Polverari un perfetto Drosselmeyer, inquietante ed autoironico, la viva sensibilità degli artisti del teatro delle ombre Paolo Valli e Katarina Janoskova hanno animato il mondo fantastico che ci ha fatto sognare, assieme al trampoliere Mauro Vizioli ed alla voce fatata di Gabriella Bartolomei.

 

Un grande spettacolo che non esitiamo a definire un capolavoro, di incommensurabile portata artistica, e dunque siamo profondamente grati all’impresario Daniele Cipriani il quale, in contro tendenza rispetto ai tempi, ha deciso di investire nel vero progresso sociale.

Paola Sarto

Foto di Massimo Danza