ANNA TSYGANKOVA E CONSTANTINE ALLEN “LAGO DEI CIGNI”

Anna Tsygankova e Constantine Allen in “Il lago dei cigni” (pas de deux del cigno nero, III atto).

In attesa del prestigioso “Les Étoiles Gala Internazionale di Danza” a cura di Daniele Cipriani, che si svolgerà nel Gennaio prossimo a Roma, un “assaggio” della performance ‘a due’ con la coreografia di Marius Petipa.

Il 2020 si aprirà con il “Gala internazionale di danza” a cura di Daniele Cipriani, che attinge dal firmamento della danza per portare in scena le sue étoile più brillanti sul palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma Sala Santa Cecilia: le date sono il 24 e il 25 Gennaioe 2020 alle ore 21:00, il 26 Gennaio alle ore 17:00.

Il cast di Les Étoiles è formato dai più grandi nomi del balletto classico, ballerini dalle personalità splendenti e dalla tecnica sfavillante, in un ricco programma di brillanti virtuosismi e momenti di struggente lirismo: amatissimi brani tratti dal repertorio classico, accanto a lavori recenti, firmati dai coreografi attualmente più in vista.

Les Étoiles, la cui prima edizione risale al 2015, è una formula ben rodata ed acclamata dal grande pubblico, l’appuntamento di danza più atteso della capitale e di altre città italiane, un gala cult che ha incantato il pubblico di prestigiosi teatri, dall’Auditorium Parco della Musica all’Auditorium Conciliazione di Roma, dalla Fenice di Venezia al Lirico di Cagliari. I nomi in cartellone ed il programma richiamano un ampio ed eterogeneo pubblico di tutte le età, tra cui molti turisti. Oltre 5.000 gli spettatori della Sala Santa Cecilia, (Gennaio 2018), vastissima la copertura mediatica, con presentazioni, interviste e recensioni, sulle reti nazionali e regionali dei TG e dei GR RAI, sulle pagine dei maggiori quotidiani, sulle copertine dei settimanali.

Simpatica consuetudine di Les Étoiles, è quella dell’ ‘étoile a sorpresa’, che crea suspense tra i ballettofili mentre un’altra, che piacerà ai romantici, è quella di ospitare coppie di primi ballerini che sono anche coppie nella vita. L’intesa tra di loro è palpabile in scena e va a rendere ancora più intensa l’alchimia tra i protagonisti.

Hanno varcato il palcoscenico di Les Étoiles stelle come Svetlana Zakharova, Marianela Nuñez, Ivan Vasiliev, Vladimir Shklyarov, Daniil Simkin, Tiler Peck: artisti provenienti da compagnie come il Bolshoi di Mosca, il Mariinsky di San Pietroburgo, lo Hamburg Ballet, il Royal Ballet di Londra, l’Opéra di Parigi o il New York City Ballet. Tra i leitmotif di Les Étoiles c’è dunque la sua internazionalità, non solo le diverse nazionalità dei ballerini e dei teatri di provenienza, ma anche quelle dei compositori e dei coreografi. Questo sottolinea il messaggio di unione in cui la danza si presenta quale modello di una società e di un mondo ideali. Les Étoiles diventa ‘Le Nazioni Unite della Danza’: in quest’epoca in cui riaffiorano pericolosi nazionalismi, fanatismi, xenofobie, contrapposizioni politiche e religiose, il gala Les Étoiles è un inno all’armonia tra i popoli del nostro pianeta.

In attesa di questo prestigioso evento, vogliamo raccontarvi, nel dettaglio, il III atto tratto dal capolavoro “Il lago dei cigni” di Piotr Ilic Chaikovsky, eseguito da Anna Tsygankova e Constantine Allen.

Il libretto è ispirato a una fiaba popolare la cui vicenda di base è diffusa in molti paesi europei e racchiude tutta la meraviglia dei simbolismi, che in età romantica si accompagna a personaggi mitici e un chiaro intento morale. Il risultato della collaborazione tra gli artisti è un balletto indimenticabile dai caratteri molto ben marcati: una fanciulla trasformata in cigno bianco in seguito a una maledizione (Odette), un principe (Siegfried), un cigno nero malvagio (Odile), figlio d’uno stregone (von Rothbart); la lotta del bene contro il male e un finale alterno che si gioca tra il trionfo dell’amore e quello della morte.

Accurate ricerche filologiche hanno cercato di ricostruire le fonti letterarie della fiaba, attingendo a varie tradizioni: il poema epico russo Mikhail Ivanovic il vagabondo, oppure Il velo rubato, leggenda tedesca di Johann Musaus risalente al XVIII secolo, o ancora un poema di Pushkin del 1869, La storia dello zar Saltan, che Chaikovsky custodiva nella propria biblioteca con note autografe a matita nei margini (e che più tardi sarebbe diventata l’omonima opera di Nikolaj Rimskij Korsakov).

“Il lago dei cigni” costituisce un capolavoro di coerenza stilistica; tuttavia, dopo la revisione di Petipa, nel III atto tutto cambia, in corrispondenza dell’apparizione di Odile (il cigno nero); estetica, danza, scelte musicali (incluse alcune nuove inserzioni e interpolazioni rispetto ai numeri originali) producono una svolta di 180 gradi al fine di preparare il momento cuspide del balletto. Mentre nel II atto i personaggi sulla scena si limitano ai cigni, Odette e il principe, che esaltano l’estetica del bianco quale colore dominante, e la musica si concentra su di un’atmosfera di lirica serenità, in quello successivo, si alternano sin dall’inizio fastose scene corali e scontri drammatici dei caratteri individuali (la musica accompagna prodigiosamente la nuova situazione drammaturgica, ma è necessario ricordare che quasi tutti i numeri musicali previsti per il famoso pas de deux di questo atto in realtà furono composti da Chaikovsky per l’analogo Pas des deux del I atto: furono Petipa e Drigo a trasferirli a questo punto). Il III atto è il momento in cui subentra l’elemento diabolico e magico del cigno nero: il contrasto rispetto ai quadri precedenti si fa evidente, con uno scontro bianco-nero che resta dominante fino alla fine.

Il cambiamento più notevole nella struttura musicale riguarda, come si è già accennato, il Grand Pas des deux del III atto, ossia il momento in cui il Cigno nero (Odile) si esibisce in voluttuose e funamboliche variazioni al fine di avvincere Siegfried e allontanarlo da Odette. Drigo, oltre ad aggiungere una nuova coda al Grand Adagio e a interpolare altri materiali di Chaikovsky, rivide completamente l’orchestrazione. Non si trattò affatto di una banalizzazione, giacché Drigo cercò di tradurre in musica (rivisitata o sua) il progetto coreografico di Petitpa, che a sua volta aveva sfruttato tutte le risorse della partitura originale.

Paola Sarto

Foto: Massimo Danza

 

“NUREYEV E FONTEYN”: DANZA E LEGGENDA

Sul palcoscenico dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, nel corso del gala internazionale di danza “Les Etoiles” curato da Daniele Cipriani, abbiamo assistito all’avvincente passo a due “Nureyev e Fonteyn”, interpretato dai due primi ballerini del Teatro Bolshoi di Mosca, Maria Alexandrova e Vladislav Lantratov.

Il pezzo narra del mitico sodalizio tra Rudolf e Margot Fonteyn ed è tratto dal balletto “Nureyev”, coreografato da Yuri Possokhov su libretto e regia di Kirill Serebrennikov.

“Nureyev” costituisce un omaggio appassionato e spregiudicato al più leggendario danzatore di tutti i tempi: ne racconta attraverso la danza la romanzesca esistenza, dallo scandalo del suo “salto nella libertà” nel 1961 quando, al termine di un magnifico spettacolo a Parigi, Rudolf decise di non rientrare più in Russia, fino alla sua morte per aids nel 1993, a soli 54 anni.

E’ particolare notare che il balletto “Nureyev” fu clamorosamente annullato a tre giorni dalla sua prima al Bolshoi, nel luglio del 2017, proprio dalla direzione del teatro con la motivazione ufficiale che non fosse ancora pronto ma in realtà, pare, su forti pressioni del governo a causa dei suoi contenuti giudicati sovversivi dei valori tradizionali.

Il debutto è stato dunque rinviato di qualche mese, a dicembre del 2017, ed oggi il balletto “Nureyev” è a pieno titolo nel repertorio del Teatro Boshoi, sia pure come spettacolo “solo per adulti”, onore e tributo al “tartaro volante”, uno dei figli più grandi che la Russia abbia dato all’Umanità.

Paola Sarto

Foto Massimo Danza

GUARDAMI NEGLI OCCHI

“Guardami negli occhi” è il titolo diretto e folgorante della nuova coreografia di Luisa Signorelli, da lei stessa interpretata assieme ai danzatori della compagnia Ballet-ex Antonio Bisogno, Leopoldo Guadagno, Carlo Pacienza, Nyko Piscopo, Giuseppe Ranieri, Armand Zazani.

L’opera trae la sua ispirazione proprio dal dubbio, il compagno fedele ed impietoso dell’uomo lungo gli aspri sentieri alla ricerca del vero: gli occhi sono lo specchio dell’anima, negli occhi di qualcuno, prima ancora che nelle sue parole, cerchiamo la risposta a qualsiasi domanda, aneliamo alla pura luce di uno sguardo da cui trarre un segno che ci illumini, che ci sollevi dal dubbio.

Una coreografia dove gli sguardi si cercano, si incrociano e si sfidano, si accolgono e respingono, e che si avvale principalmente della danza maschile sulle cui ali lo spettatore può librarsi, vivendone incantato tutto lo slancio ed il vigore come fossero i propri. E’ questo uno degli elementi più affascinanti di questo spettacolo, riuscire a seguire in volo emozioni e sentimenti scaturenti gli uni dagli altri, inesauribili ed appassionati, in una continuità di cui la splendida figura interpretata da Luisa Signorelli, in stato di lirica grazia, costituisce filo conduttore: eterno femminino, principio di ordine e conoscenza, attraversa la scena in più riprese e ne ristabilisce l’equilibrio, fino al quadro finale dove tutti riprendono il proprio posto, personaggi della commedia umana tesi allo spasimo dalle proprie passioni.

Luisa Signorelli conosce profondamente la danza ed i suoi segreti, ne rinnova e vivifica il linguaggio perchè arrivi a chiunque, ne disserra gli schemi dai quali fioriscono variazioni dense di poesia, tutto è pervaso di eleganza ed equilibrio. I danzatori sono straordinari performers, assieme alle doti tecniche ed artistiche, donano il cuore alle coreografie, arrivando al pubblico che risponde con applausi spontanei e frequenti, Sullo sfondo scorrono immagini simboliche e cariche di suggestioni, la musica sottolinea le atmosfere con varietà di generi, dal classico al rock, e farà piacere a tanti riascoltarne i motivi.

Solo l’arte può raccontare le infinite sfumature dei sentimenti, creare immagini viventi, innalzare pensieri fino agli archetipi delle idee, e spingersi oltre. In particolare la danza, arte del movimento, ha il dono di trasmettere a chi guarda l’elemento trasfigurante di sapienza, grazia e bellezza connaturato alla dinamica del corpo umano purchè però, come dimostra quest’opera, sia conosciuta in verità e profondità, così da costituire per lo spettatore un viatico di conoscenza ed elevazione.

Paola Sarto

foto Massimo Danza

Lady of the camellias

Lucia Lacarra e Marlon Dino, le due stelle del Dortmund Ballet, nella coreografia di Val Caniparoli ispirata all’omonimo romanzo di A. Dumas.

Il personaggio de La Signora delle Camelie è diventato famoso e noto al grande pubblico grazie all’omonimo romanzo di Alexandre Dumas figlio, in cui l’autore si ispira alla sua storia d’amore con Marie Duplessis, morta di tubercolosi a soli ventitré anni.

Il passo a due fotografato da Massimo Danza è tratto da “Lady of the camellias” del coreografo americano Val Caniparoli, ed è la prima volta che viene rappresentato in Italia, interpretato da due straordinari danzatori, affascinanti per la poliedricità del loro repertorio: Lucia Lacarra e Marlon Dino, stelle del Dortmund Ballet ed ospiti del Gala Les Etoiles di Daniele Cipriani. Stile e poesia per due artisti di inimitabile classe.

Paola Sarto

Foto Massimo Danza