“ROSSO FUOCO, QUAND’ERO MORTALE”

La compagnia Ballet-ex nella fiammeggiante coreografia di Luisa Signorelli dedicata alle passioni ed alla loro fatale consumazione.

Un lavoro avvincente, anche per l’aspetto narrativo che è implicito nel titolo: l‘io che ricorda già sa tutto di ciò che racconta, e porta nello svolgimento dell’opera sé stesso e lo spettatore al livello di conoscenza in cui si trovava egli medesimo nel momento in cui avvengono i fatti narrati, ovvero alla sua epoca mortale. Già, ma da quale luogo racconta quest’io, non più mortale?

Il prologo, modulato sui tempi ed i ritmi crescenti di un bolero, ci incatena alla topica domanda, creando una tensione che ci accompagna attraverso i diversi quadri coreografici, culminanti nell’affresco di grande poesia danzato sulle romantiche note di Shubert: tutte le passioni, infinite per sfumature ed intensità, tendono oscuramente alla propria liberazione, che fatalmente avviene con la morte.


Questa ineluttabile verità può essere osservata in tutta la sua pienezza soltanto da quella zona di immortalità, e libertà, cui allude il titolo, e che attraversa sovente la scena, punteggiatura lirica dell’elemento femminile che dona, innalza, sacrifica.

Questo è il nucleo trascendente di un’opera coreografica elegante ed intimista, che sorvola vertici di poesia nel dipingere con ricchezza espressiva luci ed ombre degli slanci ed aneliti umani.

Luisa Signorelli, nell’incessante ed innovativo lavoro di ricerca del vero attraverso i movimenti coreutici, dirige in scena con tocco delicato e sapiente la sua polifonica orchestra, i danzatori Leopoldo Guadagno, Carlo Pacienza, Armand Zazani, Nyko Piscopo, Antonio Bisogno, Antonio Trerotola.

Un corpo di ballo coeso ed energico, i movimenti vibrano di emozioni, e con essi il pubblico, che applaude a scena aperta. Efficace il rosso dei costumi, l’impatto è forte come le passioni, si amalgama alle splendide musiche ed alle emblematiche proiezioni che a tratti sul fondo accompagnano la danza: colori che si sciolgono nell’acqua, paesaggi metafisici, ossessive geometrie. Il finale è da commedia, come nella migliore delle tradizioni: per dirla con Shakespeare, cos’è la vita se non un palcoscenico?

Paola Sarto

Foto Massimo Danza

“CONFINI”: DANZA E ANTHROPOS

La compagnia Ballet-ex è in scena con la nuova coreografia di Luisa Signorelli

“Confini” è il titolo della nuova coreografia di Luisa Signorelli interpretata dalla compagnia Ballet-ex, in scena con successo di pubblico dalla fine di novembre ed in programmazione per il 2018 con altre cinque repliche.

Abbiamo assistito agli spettacoli di novembre e dicembre al teatro Orione di Roma, e siamo rimasti incantati dall’originalità e dalla bellezza di questa elegante opera di danza, le cui radici classiche fioriscono in una contemporaneità ricca di contaminazioni.

Levatura e profondità contraddistinguono il pensiero coreografico di “Confini”, che attinge ad un immaginario collettivo elaborandone creativamente i miti ed i simboli costituenti la base di ciò che siamo oggi e proiettandone l’evoluzione come solo l’Arte può, e dovrebbe fare.

Lo spettacolo inizia in maniera fantastica: il prologo anticipa la dimensione cosmologica dell’opera, ed affascina per l’atmosfera primordiale, capace di risvegliare archetipi primigeni e temi universali, vivificati dall’immagine simbolica che ricorda la nebulosa di un’alba originaria proiettata sullo sfondo con l’accompagnamento di un canto rituale.

Un’anima discende da altezze cosmiche nell’uomo risvegliandone la vita che affonda sempre più giù nelle profondità della terra, si formano comunità, e confini appunto, che marcano territori e limitano spazi non solo esteriori. Confini che legano ed imprigionano in anime collettive, proiettando all’esterno ombre sinistre prodotte dallo stesso soggetto che ignora di esserlo e che innalza altre barricate tra sè e il mondo.

Le immagini sono rese magnificamente da un corpo di ballo ispirato ed energico composto da sei elementi maschili dalle complementari sfumature cromatiche: Carlo Pacienza, Leopoldo Guadagno, Giuseppe Ranieri, Antonio Bisogno, Nyko Piscopo, Kevin Bhoyroo, e dall’unico elemento femminile, anima lirica dell’opera, interpretata da Luisa Signorelli che ne modula sapientemente la vis drammatica.

Il viaggio dell’uomo con i suoi confini si dipana attraverso i richiami tribali di lotte ancestrali, divinità solari e caldi bagliori di un’Africa madre, attraversa l’oscurantismo di un progresso freddo e metallico, ma anche gli eroici aneliti di libertà, attimi di elevazione verso altezze originarie indicate dall’anima del mondo, che squarciano il buio di gabbie interiori, di nuovo soffocati da paure ed automatismi.

Fino a quando? Fino a che i personaggi ritornano persone ed il gioco è svelato, le convenzioni si sgretolano, cadono i confini di quella commedia che è la storia dell’uomo, in un finale autoironico e di grande effetto: i danzatori ringraziano il pubblico in piena azione danzante, ci sovviene la commedia francese e la sua benedetta, soave leggerezza laddove scioglie le tensioni in un finale di risolutiva e disarmante semplicità.

La composizione è di ampio respiro e con diverse chiavi di lettura, come molteplici sono i piani su cui si svolge l’azione coreutica, una sinfonica alternanza di testi e sottotesti coreografici che sviluppano il tema del titolo con una ricchezza espressiva che fonde danza, musica ed arti figurative per uno spettacolare risultato la cui verace portata antropologica arriva allo spettatore in profondità.

Mirabili i costumi, visionari e postmoderni, ben si amalgamano con i video che in alcuni momenti accompagnano emblematicamente la coreografia sullo sfondo: pianeti, lune e soli, geometrie che si rincorrono e ricompongono a ben accompagnare astrazioni siderali oppure i nevrotici intrecci di umani pensieri. Le luci disegnano atmosfere, lievi e drammatiche, a completare gli efficaci periodi di un elaborato artistico dalle innumerevoli sfaccettature emozionali, riflettenti i percorsi interiori del nostro tempo.

Paola Sarto

Foto: Massimo Danza

“FINE PROVA MAI”: LA COMPAGNIA BALLET-EX DI NUOVO IN SCENA.

Le prove non finiscono mai, sono gli effetti della vita… Oppure le cause? Luisa Signorelli firma la sua nuova, emblematica coreografia per la Compagnia Ballet-ex.

“Fine prova mai” è il titolo della nuova coreografia creata da Luisa Signorelli per la compagnia Ballet-ex, la cui prima si è svolta il 12 marzo al teatro Viganò di Roma tra i calorosi applausi del pubblico, spesso a scena aperta. Seguiranno altre quattro rappresentazioni: al Teatro Herberia di Rubiera il 26 marzo e poi di nuovo a Roma l’8 aprile al Teatro Orione, il 14 maggio al Teatro Viganò ed il 5 giugno al teatro Olimpico.

L’unica certezza che abbiamo tutti a proposito della nostra esistenza è che le prove non finiscono mai. Le esperienze della vita ci riconducono fatalmente alle nostre debolezze e dobbiamo rispondere non solo affinando le doti naturali, ma soprattutto sviluppando nuove attitudini ed incrementando forza e resistenza. Analogamente a quanto avviene per la danza, ma anche per qualsiasi altra attività in cui si voglia non necessariamente progredire ma anche solo mantenere la posizione acquisita, dobbiamo essere in continuo allenamento, anche perché, come sappiamo bene, gli esami non finiscono mai…

Luisa Signorelli con la danza racconta l’uomo e la sua eterna prova, e lo fa con il grande respiro che contraddistingue le sue creazioni coreutiche: i movimenti prendono quota ed attraversano spazi ampi ed elevati, oltrepassano confini ed arrivano alla sfera immaginativa dello spettatore, suscitando emozioni e meraviglia.

L’opera è circolare, l’inizio coincide con la fine, metafora dell’avvicendarsi dei destini e del ripetersi degli eventi, ogni individualità crede di essere unica nel vivere le proprie esperienze e che invece riguardano l’intera umanità.

Così un magnifico e struggente assolo apre l’opera: il danzatore, camicia bianca che lo individualizza rispetto dagli altri, è raccolto in sé e sembra nascere in quel momento alla vita, le si apre con significativo trasporto. Sono le promesse dell’esistenza, a cui risponde immediato l’anelito umano all’eternità.

Da quel preciso momento, per il nostro danzatore, e così per ciascuno di noi, si aprono le danze, in senso letterale e figurato. Attraverso i vari quadri dell’opera assistiamo allo svolgersi del percorso, e non ci sono più protagonisti ma al centro vi è l’umanità, ciascuno è legato all’altro, le sorti sono condivise e non ci sono vincitori e vinti, ma solo l’alternarsi delle vicende e dei sentimenti, in fondo uguali per tutti. E così la storia termina, con il passaggio simbolico della veste individuale ad un altro soggetto, che comincia il suo cammino, con un nuovo allenamento e nuove prove.

Bellissimi i video che a tratti si muovono sullo sfondo, come la scelta delle musiche, sempre suggestive, a sottolineare i diversi momenti, fino al vigoroso finale, ripreso in parte dalla precedente coreografia e che rimane secondo noi un pezzo da manuale.

La commedia dell’uomo è sempre splendidamente rappresentata dalla coreografa e danzatrice Luisa Signorelli, che sapientemente ne tratteggia slanci e cadute con architetture coreutiche sempre nuove ed avvalendosi di una spettacolare compagnia di ottimi danzatori, dalle considerevoli doti interpretative: Simone Baroni, Danilo Calabrese, Vincenzo Caiazza, Francesco Marino, Carlo Pacienza, Francesco Piazza. Coreografie innovative ed eleganti ma anche un grande affiatamento dei danzatori, uno dei motivi del successo di questa compagnia: ciascuno ha le proprie corde, ogni suono emerge distinto e cristallino in un armonico insieme, ma ciò che li unisce realmente, oltre ad una forte base tecnica, sono la versatilità e la voglia di mettersi in gioco e di sperimentare nuove espressioni del movimento.

Paola Sarto

Foto Massimo Danza

LA COMPAGNIA BALLE-EX IN “SOTTOTRACCIA”, LA NUOVA OPERA DI LUISA SIGNORELLI.

Al Teatro Greco di Roma lunghi applausi del pubblico per la prima assoluta della nuova coreografia di Luisa Signorelli “Sottotraccia”, interpretata dalla Compagnia Ballet-ex in forma smagliante.

 

“Sottotraccia”, quella zona della nostra esistenza e della nostra coscienza in cui il “non detto”, il “non finito”, il “non espresso” è sempre presente, nascosto ma pronto a venire fuori …la danza ha la forza di dialogare con questa zona di confine e di attraversare le nostre passioni, i nostri segreti e i nostri sogni….”.

Questo è il sottotesto della nuova coreografia di Luisa Signorelli, andata in scena in prima assoluta al Teatro Greco di Roma il 25 ottobre: trenta minuti di pura danza, energica ed elegante, in un crescendo di quadri culminanti nel magnifico finale, di forte impatto emozionale, al quale il pubblico ha tributato lunghi applausi. Interpreti, assieme alla stessa Luisa Signorelli, i danzatori della compagnia Ballet-ex: Simone Baroni, Vincenzo Caiazza, Danilo Calabrese, Francesco Marino, Carlo Pacienza, Francesco Piazza.

L’opera, sin dal prologo del raffinato passo a tre, mantiene costantemente elevata la tensione emotiva dello spettatore, immerso da subito nella trepida atmosfera di quella zona nascosta dell’anima, dove si annidano segreti ed emozioni inespresse, accompagnato a viverne luci ed ombre seguendo i danzatori attraverso le raffinate architetture di immagini coreografiche di ampio respiro ed in rapido susseguirsi: le vicende umane si ripetono, sull’onda delle passioni fatalmente alimentate da quella zona segreta.

Sullo sfondo scorrono a tratti i filmati, ora panorami metropolitani desolati, post atomici, l’emblematica solitudine di una umanità robotica nei suoi automatismi, e poi ecco la ruota della vita, gira come in un sinistro luna park dove figure grottesche si prendono gioco dei drammi umani, sempre uguali a sé stessi.

 

L’ambientazione scenica è postmoderna, pur con profondità e colore, perfetti i costumi, con i soprabiti indossati dai danzatori che ricordano “Matrix”, anche per potenza espressiva, le musiche modulano forti emozioni secondo lo spartito dell’opera che non perde mai equilibrio ed armonia. Nel vigoroso epilogo cadono abiti ed orpelli, la zona “sottotraccia”, esplorata e disincantata, sembra liberata ma, giunti al pittorico quadro conclusivo, la domanda che ci lascia sorpresi è: fino a quando?

 

Il pubblico entusiasta ha lungamente applaudito lo spettacolo; i danzatori, di elevata preparazione tecnica ed atletica, spiccano per brillanti doti artistiche alle quali la sapiente regia coreografica consente di emergere individualmente, con le rispettive peculiarità e sfumature, nell’armonia dell’insieme.

 

Luisa Signorelli nei suoi lavori coreografici insiste sulla pulizia di ogni gesto e di ogni figura da tutto quanto costituisce retaggio personale e del passato, fino alla radice, all’essenza del suo essere proprio “quel” movimento: chiede ai suoi danzatori la “verità” nei movimenti coreografici, che essi hanno il compito di far rivivere nel loro momento nascente, creativo, concepiti ogni volta come nuovi e come tali, nell’attimo danzante, offerti al pubblico. Uno spettacolo da non perdere.

 

Paola Sarto

Foto Massimo Danza

LA COREOGRAFIA DI LUISA SIGNORELLI: QUANDO LA DANZA SFIORA IL MITO.

Al Teatro Orione di Roma lo scorso 9 aprile è andato in scena l’applaudito spettacolo “Run” di Luisa Signorelli, interpretato da una compagnia Ballet-ex in forma smagliante.

Gli applausi del pubblico del Teatro Orione, lo scorso 9 aprile, hanno confermato il successo di uno spettacolo che si rivela assolutamente originale nell’attuale panorama della danza e soprattutto indicativo di un nuovo percorso creativo che guarda al futuro dalla saldezza delle proprie radici classiche.

Si ama ciò che lambisce l’eternità, come il racconto lirico di ciò che è leggendario e dunque la particolarità di questo spettacolo, che abbiamo amato e che lo rende tanto apprezzato, è proprio la capacità di trasporre temi di attualità sociale sul piano di una narrazione poetica in danza, traendone l’aspetto mitico e trascendente.

I danzatori della compagnia Ballet-ex (Carlo Pacienza, Francesco Marino, Simone Baroni, Vincenzo Caiazza, Leopoldo Guadagno, Michele Cascarano, Luisa Signorelli) sono straordinari per le loro capacità sceniche, sostengono la tensione dell’opera senza cedimenti, donandosi generosamente allo spettatore, veraci nel far vivere la raffinata partitura coreografica anche delle loro note personali. Ciò che avvince è il respiro dell’opera, ampio, si espande oltre gli spazi scenici, e porta in alto lo spettatore verso terse zone immaginative, dove il movimento rivela i suoi segreti di forza, armonia e bellezza.

Una esperienza che consigliamo di vivere agli amanti della danza, e dunque di non perdersi una delle prossime repliche dello spettacolo a Roma, il 15 maggio al teatro Viganò ed il 6 giugno al teatro Olimpico. Noi ci saremo!

Paola Sarto

Foto di Massimo Danza

“RUN” –  LA CORSA INSENSATA DELL’UOMO VERSO IL VUOTO ESISTENZIALE.  

E’ in scena la nuova coreografia di Luisa Signorelli “Run”: il correre sempre più velocemente è diventato ormai il nostro modo di essere, mentre tutto ciò che costituisce il vero senso della nostra esistenza trascorre invano, drammaticamente inosservato.

Al Teatro Viganò di Roma è andata in scena domenica scorsa la attesissima prima del nuovo spettacolo di Luisa Signorelli dal titolo “RUN”, in italiano “correre”, una coreografia da lei realizzata ed interpretata assieme alla sua compagnia Ballet-ex composta da danzatori uomini.

Il correre sempre più velocemente è diventato ormai il nostro modo di essere, osserva Luisa Signorelli, mentre tutto ciò che costituisce il vero senso della nostra esistenza trascorre invano, drammaticamente inosservato.

Sin dal principio dell’opera veniamo immersi nella suggestiva atmosfera della narrazione epica: un solo danzatore emerge dal buio ed apre la scena, con movimenti plastici inizia a spezzarne l’oscuro segreto, introducendo ritualmente il racconto. Ci sovviene alla memoria il proemio dell’Iliade “Cantami o Diva…”, ed inizia l’opera.

I danzatori aumentano progressivamente, si avvicendano mirabilmente in ariose architetture danzanti di raffinato disegno, i quadri in movimento si moltiplicano ad un ritmo sostenuto, il respiro è ora ampio, ora ansante, la scena palpita di vita.  Lo spettatore vive tutto il senso di quel correre che dà il titolo alla coreografia, l’energia dei danzatori è straordinaria e lascia appunto senza fiato, i salti e le elevazioni si susseguono squarciando i nostri orizzonti immaginativi con panorami di vertiginosa vastità.

Il racconto danzante prende le ali del poema proprio laddove, nelle anse dei movimenti, si inseriscono sapienti le pause, il correre viene in taluni attimi improvvisamente rallentato, come alla moviola, e si aprono spazi magici di lucida ed impersonale osservazione: i danzatori si attraggono e si respingono, cercano vette personali ma poi finiscono per ricadere gli uni sugli altri, nel momento della sconfitta, del dolore, dell’abbandono, in una alterna dipendenza reciproca.  Ad ogni salto segue una caduta, per uno che vince taluno perde, una spalla fornisce l’appoggio per salire, una mano tira fuori da un baratro.

Ed ecco che un elemento nuovo e delicato, raffigurato poeticamente da Luisa Signorelli, si dona ai corridori: è il sollievo e la grazia che solo l’amore potrebbe concedere all’ umano ed insensato vagare, e che pure alla fine si lascia ciecamente sfuggire: “Tutto ciò che passa non è che un simbolo, l’imperfetto qui si completa, l’ineffabile è qui realtà, l’eterno femminino ci attira in alto accanto a sé” (Goethe, Faust).

La futilità del correre ora è svelata allo spettatore, fino alla affascinante immagine finale di un gruppo scultoreo che i danzatori, con crescente forza drammatica, vanno lentamente a comporre: i moderni atleti della corsa sono finalmente immortalati nella eterna catena umana dove ciascuno ha la propria, fatale, collocazione.

Una grande opera coreografica, magnificamente interpretata da un corpo di ballo in stato di grazia, affiatato ed armonico, composto da danzatori di notevole spessore tecnico ed artistico, e di coinvolgente entusiasmo.

Interessanti le surreali ambientazioni metropolitane create dai video che scorrono sul fondo, i costumi essenziali evidenziano i movimenti mentre la musica coinvolge profondamente.  Uno spettacolo che consigliamo vivamente, per chi voglia davvero emozionarsi, e riflettere.

Paola Sarto

Fotografie di Massimo Danza

Ecco le prossime date dello spettacolo:

20 marzo 2016 Teatro Herberia, Rubiera (Reggio Emilia)

9 aprile 2016 Teatro Orione, Roma

14 maggio 2016 Teatro Piccolo di Pietralata, Roma (prova aperta)

15 maggio 2016 Teatro Viganò, Roma

6 giugno 2016 Teatro Olimpico, Roma

“SO FAR: RED LINE”: Un viaggio epico sul pianeta Uomo.

La compagnia di Danza Ballet-ex inaugura la stagione teatrale 2015-2016 con una nuova coreografia di Luisa Signorelli.

Al Teatro Greco di Roma si è svolta la prima dello spettacolo “So Far: Red Line”, la nuova coreografia della danzatrice e coreografa Luisa Signorelli, da lei stessa interpretata e dai sei danzatori della sua compagnia Ballet-ex: Christian Di Maio, Carlo Pacienza, Francesco Marino, Simone Baroni, Vincenzo Caiazza, Alessandro Rizzo.

I suggestivi costumi di scena ci ispirano subito atmosfere mitologiche: un motivo ornamentale, che ricorda i tatuaggi tribali, si sviluppa con eleganza lungo il lato sinistro di ciascun abito, essenziale nella forma ma la cui magia si sprigiona dall’arcobaleno di sfumature dei colori primari, uno per ogni coppia di danzatori.

Portatori dell’arcobaleno, i novelli argonauti proseguono il loro coraggioso viaggio riprendendolo da dove ci avevano lasciati con l’ultima opera “So Far”, ovvero sulla individuazione di quella linea di confine, che si rivela assai sottile, tra gli opposti umani.

In questa nuovo spettacolo la linea viene ora superata, in realtà essa è solo un limite, il nostro, che tende a vincolare alla necessità del nostro soffrire o godere.

I coreuti escono dal coro, tentano di individualizzarsi, pur ancora essendo immersi nell’entropia umana;  i loro movimenti rivelano una crescente volontà di autonomia, disegnano abbozzi di universi personali, subito cancellati dalla gomma di una coreografia che crea e disfa con leggiadria, in quadri concatenati, la trama della umana commedia: nulla in realtà rimane com’è, passano le storie degli uomini, diverse ma in fondo sempre uguali, nell’avversione come nell’amore, in un gioco di parti, che si invertono di continuo.

Lo spettatore è intimamente coinvolto dal suggestivo racconto, ne vive la mitica avventura, attraversa le diverse scene col fiato sospeso, sorvolando aurore e tempeste, osserva dall’alto il pathos ed il logos dell’animo umano, sapientemente tratteggiati da una coreografia orchestrata sinfonicamente, esatta ed audace, che si avvale di brani musicali e video di impatto emotivo, con alcuni richiami agli elementi naturali, l’acqua, il vento, ma non mancano i ritmi incalzanti di percussioni, ancestrali richiami  a giustificare una dilagante nevrosi.

I danzatori spiccano per le brillanti doti di versatilità ed interpretazione di ruoli sfaccettati e drammatici, ne seguono le forti tonalità cromatiche con capacità tecniche ed artistiche di assoluto rilievo: regalano al pubblico momenti di intensa emozione, anche commoventi, legati dal filo d’argento di Luisa Signorelli, che attraversa le scene e riequilibra gli animi con elevazioni di incantevole poesia, elemento femminile stilnovistico che sostiene ed ispira l’intero manipolo di eroi.

L’ultimo quadro si svolge sul tema liberatorio di un valzer, è l’arioso affresco finale: tutti i personaggi rientrano in scena, il coro si ricompone in un ampio respiro, il logos ed il pathos vibrano armonicamente in un insieme liricamente ritmato e, sia pure per pochi istanti, la “red line”scompare, il limite è più che superato, perché semplicemente “non c’è”.

Le luci cambiano ed ecco il finale, i danzatori ora si ricongiungono su di un unico fronte, compatti come un muro, sono rivolti allo spettatore, immobili: è lo specchio.  Il magico rito del teatro si ripete, ancora una volta, come da millenni: il viaggio a cui abbiamo assistito è il nostro. Uno spettacolo da non mancare.

Paola Sarto

Foto di Massimo Danza

Altre date:

14 Novembre Teatro Viganò, piazza Fradeletto, Roma

6 dicembre Teatro Don Bosco, Caserta

12 dicembre Teatro Orione, Roma

ALMA

“Alma” è il titolo della nuova coreografia di Luisa Signorelli, coreografa, danzatrice e direttrice della compagnia di danza Ballet-ex.

“SO FAR” – COSI’ LONTANO…

La Compagnia di Danza Ballet-ex interpreta la nuova coreografia di Luisa Signorelli.

C’è una zona, misteriosa quanto inafferrabile, dove i sentimenti o le emozioni tra loro opposti sono così vicini che confinano e si sfiorano, prima che l’uno divenga l’altro o viceversa: quella linea sottile che esiste tra l’amore e l’odio, la forza e la fragilità, l’amicizia e la rivalità, la leggerezza e la gravità…

Luisa Signorelli con la sua coreografia “So Far” drammatizza in versi danzanti l’umano sentire, soffermandosi sui limiti delle sue eterne oscillazioni, tra ombra e luce.  Ad una ariosa ed ardita architettura di precisi ed affilati movimenti in elevazione, che i suoi danzatori costruiscono in potenza e bellezza, si contrappongono figure avviluppate, che sapientemente dipingono la fragilità dei corpi nell’abbandono della sconfitta o della paura. Ma anche la solidarietà, il valore assoluto di un abbraccio, la fuga ed il ritorno, la speranza e la disillusione. E poi il delizioso intermezzo sull’amicizia e le sue contraddizioni, un passo a due di una commovente freschezza.

Siamo trasportati in un quadro danzante animato da effetti pittorici e musicali suggestivi, l’umanità vi è raffigurata con delicata poesia, l’interpretazione teatrale dei danzatori, eccezionali per capacità tecniche ed artistiche, coinvolge il pubblico che a volte trattiene il respiro tanto ampio è l’abisso dell’umano mistero sul quale Luisa Signorelli ci porta a volare con la sua opera, ma sempre con la grazia e la generosità che la contraddistinguono, fino a farci intravedere il senso del limite nell’anelito alla libertà, tanto ben raffigurato dall’ immagine femminile protesa verso un vuoto irraggiungibile, e che apre l’intenso passo a due, elemento centrale dell’opera e che difficilmente dimenticheremo.

“So Far” coreografia di Luisa Signorelli. Interpreti: Christian Di Maio, Marcello Letizia, Francesco Marino, Etienne Pezzuto, Carlo Pacienza, Giuseppe Ranieri, Luisa Signorelli.

Prossimo appuntamento il 1° giugno 2015 al Teatro Olimpico di Roma.

Paola Sarto

Foto Massimo Danza

LUISA SIGNORELLI: LA FORZA DELLA SEMPLICITA’

Intervista alla danzatrice e coreografa, una eccellenza nel panorama della Danza italiana.

Luisa Signorelli, danzatrice e coreografa, è la direttrice della compagnia Ballet-ex, un gruppo che si contraddistingue nel panorama nazionale per dare spazio alla danza maschile. Una scelta inusuale ma in linea con il carattere di un’artista che guarda lontano e cerca di andare oltre. Massimo Danza ha seguito fotograficamente alcuni momenti della sua attività, dalle prove agli spettacoli, alle registrazioni, ed oggi ne abbiamo raccolto una sintesi attraverso alcune immagini ed una intervista: ne emerge una personalità profondamente libera e creativa, che ci incanta per la sua trasparenza. Lo slancio architettonico delle sue coreografie ci rivela un profondo lavoro di ricerca e studio, affinchè il movimento di danza possa rivelare la vita di cui è simbolo. Con la forza della semplicità.

Come è nato l’amore per la danza?

Ho cominciato a danzare molto piccola, mia madre mi portò alla scuola di danza vicino casa per farmi fare un’attività come si fa con tutti i bambini. Il destino volle che fosse una scuola molto seria, con metodi all’avanguardia per i tempi, oltre alle lezione di balletto facevamo anche delle lezioni di composizioni, di musica, molta improvvisazione ed erano proprio queste lezioni che mi appassionavano di più. Esprimermi attraverso il movimento, senza schemi precostituiti e senza limiti, era ciò che più amavo e più mi divertiva.

Come ha fatto a far diventare la sua passione una professione?

Mi sono sempre rapportata alla danza con serietà, sin da giovanissima andavo alla ricerca del maestro più bravo, che potesse darmi qualcosa in più, sono stata all’estero, ho cercato di esplorare altri modi di vedere la danza e questo mi ha dato tantissimo. Ho voluto studiare più tecniche, vedere vari modi di insegnare. Sono sempre stata convinta che lo studio e la preparazione debbano essere al primo posto e che il conoscere risieda nella personale esperienza e applicazione di più metodi. Sulla base di ciò, e di una forte determinazione personale, tutto è venuto da sé. Certo non sono mancate le delusioni, i momenti di sconforto, di dubbio, ma alla fine nel bene e nel male non credo che potrei pensare ad una vita senza la danza, ed è questo che mi spinge ad andare avanti, ogni giorno.

Quando le è venuta l’idea di creare una compagnia?

L’idea di compagnia è qualcosa che scaturisce dopo anni di lavoro indipendente, di creazioni minori, ad un certo punto del proprio percorso artistico si pretende di più da se stessi, è un passo importante, che comporta rinunce, molto impegno ma che dà anche tanto. Nessuno è in grado di dirti come si fa, è un lavoro che si impara sul campo.

Perché una compagnia al maschile e perché il nome Ballet-ex?

Sono sempre stata affascinata dalla danza maschile per le sue molteplici sfaccettature: impeto, forza, vigore, ma anche delicatezza, sensibilità profonda, soavità e fragilità. Creare per danzatori uomini è, per una donna, una sfida, un ricerca di qualcosa al di là di se stessi: significa spogliarsi della propria apparente identità e provare a ricercare la danza nel senso più puro, significa non percorre strade già battute, ma sperimentare modelli espressivi diversi. Di qui il nome Ballet-ex: “ex” sta per experimentum.

Quali contenuti delle creazioni, quale volto ha l’invenzione coreografica di Luisa Signorelli?

Mi ispiro sempre alla vita attuale, al vissuto dell’uomo nel mondo contemporaneo. Amo riflettere sui temi della vita e sugli interrogativi che tutti ci facciamo: «che cosa è il tempo? cosa lo spazio? verso dove andiamo?». Allo stesso tempo rifiuto ogni sofismo, ogni intellettualismo logoro ma anzi ricerco una comunicazione semplice diretta. Cerco una danza che parli al pubblico, che lo accolga, che lo faccia sentire partecipe di ciò che vede, che sia in grado di fargli ricordare un vissuto universale e quindi  di emozionarlo.  Danzare è comunicare, è come parlare a delle persone, non ha senso salire in cattedra a dire “io sono…”, è molto più bello condividere, per questo dico ai miei danzatori: “siate veri, onesti, limpidi e semplici , è questo che dà forza”  perché il pubblico, soprattutto di questi tempi,  ha bisogno di purezza e di verità.

Ballet-ex ha inoltre delle attività parallele e sinergiche all’attività della compagnia

Ballet-ex organizza importanti concorsi e rassegne a livello nazionale per scuole di danza come il concorso coreografico Ballet-ex che si terrà a Roma l’11 aprile, la rassegna “Divertiamoci con l’arte” ed il Festival Ballet-ex il 1 giugno al teatro Olimpico di Roma, produce poi materiale didattico per insegnanti di danza, unico in Europa, ed infine tiene corsi di aggiornamento, tutte attività di supporto e a servizio della compagnia. Ballet-ex diventa dunque un modo di vivere la danza dove insegnanti, coreografi, danzatori e allievi trovano il loro spazio e una fonte di crescita artistica.

Quali sono gli appuntamenti per la prossima stagione ?

Terrò dei corsi di aggiornamento a Roma, il 7 e l’8 febbraio, e a Cazzago di Pianiga, Venezia, il 22 e 23 febbraio, mentre l’attività della compagnia riprende con spettacoli a Roma il 21 marzo ed il 17 maggio al teatro Viganò e l’11 aprile al teatro Orione, poi in Emilia Romagna il 29 marzo al teatro Herberia di Rubiera, ed infine il 1° giugno saremo di nuovo a Roma, al teatro Olimpico. Ho in cantiere una nuova creazione… e tanta fiducia nel futuro!

Paola Sarto

Foto Massimo Danza