Lady of the camellias

Lucia Lacarra e Marlon Dino, le due stelle del Dortmund Ballet, nella coreografia di Val Caniparoli ispirata all’omonimo romanzo di A. Dumas.

Il personaggio de La Signora delle Camelie è diventato famoso e noto al grande pubblico grazie all’omonimo romanzo di Alexandre Dumas figlio, in cui l’autore si ispira alla sua storia d’amore con Marie Duplessis, morta di tubercolosi a soli ventitré anni.

Il passo a due fotografato da Massimo Danza è tratto da “Lady of the camellias” del coreografo americano Val Caniparoli, ed è la prima volta che viene rappresentato in Italia, interpretato da due straordinari danzatori, affascinanti per la poliedricità del loro repertorio: Lucia Lacarra e Marlon Dino, stelle del Dortmund Ballet ed ospiti del Gala Les Etoiles di Daniele Cipriani. Stile e poesia per due artisti di inimitabile classe.

Paola Sarto

Foto Massimo Danza

 

“Apollo” di George Balanchine ed Igor Stravinskij

Il celebre balletto neoclassico è andato in scena al Teatro Romano di Spoleto, in occasione di una serata dedicata a Rudolf Nureyev organizzata da Daniele Cipriani. 

Una splendida occasione per noi quella di poter rivedere e fotografare “Apollo”, lo spettacolare balletto nato dalla sinergia di Igor Stravinskij e George Balanchine e la cui prima rappresentazione europea avvenne a Parigi nel 1928 con la compagnia dei Balletti Russi di Sergej Djagilev. 

Igor Stravinskij ne aveva composto le musiche secondo il suo progetto di “…un balletto ispirato a qualche momento o episodio della mitologia greca, la cui plasticità avrebbe dovuto essere trasfigurata dalla danza cosiddetta classica”, mentre George Balanchine ne creò l’innovativa coreografia.

“Apollo” è un balletto neoclassico, definizione di uno stile della danza classica nato agli inizi del novecento e di cui George Balanchine fu uno dei magistrali ideatori: la tradizionale tecnica accademica, base per la raffinata bellezza del movimento, si arricchisce di una maggiore libertà, in particolare delle braccia, e di nuovi passi e prese, ma anche di figure al di fuori dell’asse di equilibrio del corpo.

Come George Balanchine, anche Stravinskij contribuì a reinventare la forma del balletto con le sue composizioni musicali, avanguardiste ed in contrasto con la tradizione. Fu autore di memorabili opere ballettistiche, alcune delle quali in collaborazione con i Balletti Russi come “L’uccello di fuoco”, “Petruska”, “La sagra della primavera”. Egli scriveva infatti: “il balletto classico…nella sua stessa essenza, per la bellezza del suo ordine e il rigore aristocratico delle sue forme, risponde come meglio non si potrebbe alla mia concezione dell’arte”.

Nelle immagini del fotografo Massimo Danza possiamo ammirare alcuni momenti della coreografia portata in scena dai talentuosi danzatori provenienti dal Teatro Mariinsky di San Pietroburgo: il dio Apollo (Xander Parish) danza assieme alle Muse Calliope (Daria Ionova), Polimnia (Anastasia Nuikina) e Tersicore (Maria Khoreva) celebrandone con doni simbolici le rispettive arti, la poesia, l’arte mimica e la danza. 

La fotografia coreutica, ovvero l’arte di fotografare la danza, trova nel balletto “Apollo” grandi potenzialità espressive, rivelando ancora una volta la propria insostituibile funzione di immortalare gli attimi sublimi ed irripetibili di incontro tra il genio coreografico ed il talento del danzatore.

Paola Sarto

Foto © Massimo Danza 2018

WALTZ: INNO ALLE DONNE

Waltz è il titolo della immaginifica coreografia di Valentina Massa presentata al teatro Orione di Roma lo scorso 14 aprile durante il concorso coreografico Ballet-ex, tra tanti applausi ed un premio assoluto di riconoscimento nella categoria professional.

Le interpreti, liriche ed intense, sono le danzatrici del laboratorio coreografico “Coro Mobile” diretto da Valentina Massa: Giulia De Berchi, Beatrice Fasciolo, Cristina Odone e Tania Terzi.

Emozionante ed originale, Waltz cattura e coinvolge sin dall’inizio con la plasticità pittorica dei suoi movimenti coreutici: quadri intimisti si susseguono sulla scena, in una atmosfera privata e segreta, scivolano uno nell’altro i moti concatenati dell’anima femminile, drammatici ed affascinanti nel loro frangersi, come le risacche di maree perpetue, cui solo il corale abbraccio finale reca quiete e ristoro.

Eleganti i costumi dai bagliori bronzei ed evocativa la raffinata musica di Craig Armstrong (“Waltz”) con la voce recitante di Antye Greie che in tedesco declina un linguaggio da programmazione, un elenco di simboli senza alcun senso apparente ma il cui suono rivela dimensioni rarefatte e futuribili.

Valentina Massa ci svela di aver tratto ispirazione dal dipinto della Maddalena Penitente del Caravaggio e che Waltz “…vuole essere un inno alle Donne e alle Donne tutte, mi piace rimarcare tutte. Nella loro sensualità, talvolta nella sofferenza delle loro vite, nel modo di affrontare le difficoltà ed i disagi: non raramente subendo i condizionamenti imposti dall’Esistenza stessa. Con coraggio e determinazione, per culminare nella bellezza e realtà come quella di un quadro che meglio le rappresenta, oppure in questa frase di Emily Dickinson “Un giorno mi perdonerò del male che mi sono fatta, del male che mi sono fatta fare. E mi stringerò così forte da non lasciarmi più.

Paola Sarto

Foto Massimo Danza

“ROSSO FUOCO, QUAND’ERO MORTALE”

La compagnia Ballet-ex nella fiammeggiante coreografia di Luisa Signorelli dedicata alle passioni ed alla loro fatale consumazione.

Un lavoro avvincente, anche per l’aspetto narrativo che è implicito nel titolo: l‘io che ricorda già sa tutto di ciò che racconta, e porta nello svolgimento dell’opera sé stesso e lo spettatore al livello di conoscenza in cui si trovava egli medesimo nel momento in cui avvengono i fatti narrati, ovvero alla sua epoca mortale. Già, ma da quale luogo racconta quest’io, non più mortale?

Il prologo, modulato sui tempi ed i ritmi crescenti di un bolero, ci incatena alla topica domanda, creando una tensione che ci accompagna attraverso i diversi quadri coreografici, culminanti nell’affresco di grande poesia danzato sulle romantiche note di Shubert: tutte le passioni, infinite per sfumature ed intensità, tendono oscuramente alla propria liberazione, che fatalmente avviene con la morte.


Questa ineluttabile verità può essere osservata in tutta la sua pienezza soltanto da quella zona di immortalità, e libertà, cui allude il titolo, e che attraversa sovente la scena, punteggiatura lirica dell’elemento femminile che dona, innalza, sacrifica.

Questo è il nucleo trascendente di un’opera coreografica elegante ed intimista, che sorvola vertici di poesia nel dipingere con ricchezza espressiva luci ed ombre degli slanci ed aneliti umani.

Luisa Signorelli, nell’incessante ed innovativo lavoro di ricerca del vero attraverso i movimenti coreutici, dirige in scena con tocco delicato e sapiente la sua polifonica orchestra, i danzatori Leopoldo Guadagno, Carlo Pacienza, Armand Zazani, Nyko Piscopo, Antonio Bisogno, Antonio Trerotola.

Un corpo di ballo coeso ed energico, i movimenti vibrano di emozioni, e con essi il pubblico, che applaude a scena aperta. Efficace il rosso dei costumi, l’impatto è forte come le passioni, si amalgama alle splendide musiche ed alle emblematiche proiezioni che a tratti sul fondo accompagnano la danza: colori che si sciolgono nell’acqua, paesaggi metafisici, ossessive geometrie. Il finale è da commedia, come nella migliore delle tradizioni: per dirla con Shakespeare, cos’è la vita se non un palcoscenico?

Paola Sarto

Foto Massimo Danza

ALENA KOVALEVA E JACOPO TISSI IN “DIAMONDS” (DA “JEWELS”).

I due giovani astri del Bolshoi in una lirica interpretazione del celebre balletto di George Balanchine.

Una leggiadra ed elegante lettura del celebre passo a due “Diamonds”, quella di Iacopo Tissi ed Alena Kovaleva, entrambi provenienti dal Bolshoi di Mosca ed ospiti a Roma del gala internazionale Les Etoiles di Daniele Cipriani. Una coppia di danzatori armonici e perfettamente complementari nelle rispettive doti artistiche, un lirismo virtuoso che incanta lo spettatore.

“Diamonds” è tratto da “Jewels”, un balletto strutturato in tre parti, ovvero “Smeraldi”, “Rubini”, “Diamanti”, con le composizioni di tre diversi musicisti, quali Gabriel Faurè, Igor Stravinsky e Piotr Ilič Čaikovskij, rappresentato per la prima volta a New York nel 1967.

Si tratta di uno dei capolavori di George Balanchine il quale, da quel che dichiarava lui stesso, trovò ispirazione per questo balletto passeggiando per la Quinta Strada, dove si affacciano meravigliose vetrine di gioiellieri. Qualche tempo dopo, il famoso coreografo ebbe l’idea di farne un trittico, dedicato alle grandi scuole di danza che avevano influenzato il suo percorso ballettistico: il Teatro Mariinskij dove aveva fatto il suo apprendistato, l’Opéra di Parigi e il New York City Ballet. “Diamonds” in particolare si ispira allo stile, al gran virtuosismo, ai grandi balletti classici della danza russa.

Anche se “Jewels” non è mai stato rappresentato dalle tre compagnie riunite, come avrebbe auspicato Balanchine, il balletto nella sua interezza fa comunque parte del loro repertorio: dal 1999, è entrato nel repertorio del Mariinskij; nel 2000, in quello dell’Opéra National de Paris. In ogni caso, solisti di ciascuna scuola l’hanno interpretato insieme in occasione di una edizione del Festival del Mariinskij. Altre compagnie hanno inserito “Jewels” nel loro repertorio, in particolare il Balletto di Amburgo, il Miami City Ballet, il Cincinnati Ballet, il San Francisco Ballet, il Royal Ballet.

Paola Sarto

Foto di Massimo Danza

“CONFINI”: DANZA E ANTHROPOS

La compagnia Ballet-ex è in scena con la nuova coreografia di Luisa Signorelli

“Confini” è il titolo della nuova coreografia di Luisa Signorelli interpretata dalla compagnia Ballet-ex, in scena con successo di pubblico dalla fine di novembre ed in programmazione per il 2018 con altre cinque repliche.

Abbiamo assistito agli spettacoli di novembre e dicembre al teatro Orione di Roma, e siamo rimasti incantati dall’originalità e dalla bellezza di questa elegante opera di danza, le cui radici classiche fioriscono in una contemporaneità ricca di contaminazioni.

Levatura e profondità contraddistinguono il pensiero coreografico di “Confini”, che attinge ad un immaginario collettivo elaborandone creativamente i miti ed i simboli costituenti la base di ciò che siamo oggi e proiettandone l’evoluzione come solo l’Arte può, e dovrebbe fare.

Lo spettacolo inizia in maniera fantastica: il prologo anticipa la dimensione cosmologica dell’opera, ed affascina per l’atmosfera primordiale, capace di risvegliare archetipi primigeni e temi universali, vivificati dall’immagine simbolica che ricorda la nebulosa di un’alba originaria proiettata sullo sfondo con l’accompagnamento di un canto rituale.

Un’anima discende da altezze cosmiche nell’uomo risvegliandone la vita che affonda sempre più giù nelle profondità della terra, si formano comunità, e confini appunto, che marcano territori e limitano spazi non solo esteriori. Confini che legano ed imprigionano in anime collettive, proiettando all’esterno ombre sinistre prodotte dallo stesso soggetto che ignora di esserlo e che innalza altre barricate tra sè e il mondo.

Le immagini sono rese magnificamente da un corpo di ballo ispirato ed energico composto da sei elementi maschili dalle complementari sfumature cromatiche: Carlo Pacienza, Leopoldo Guadagno, Giuseppe Ranieri, Antonio Bisogno, Nyko Piscopo, Kevin Bhoyroo, e dall’unico elemento femminile, anima lirica dell’opera, interpretata da Luisa Signorelli che ne modula sapientemente la vis drammatica.

Il viaggio dell’uomo con i suoi confini si dipana attraverso i richiami tribali di lotte ancestrali, divinità solari e caldi bagliori di un’Africa madre, attraversa l’oscurantismo di un progresso freddo e metallico, ma anche gli eroici aneliti di libertà, attimi di elevazione verso altezze originarie indicate dall’anima del mondo, che squarciano il buio di gabbie interiori, di nuovo soffocati da paure ed automatismi.

Fino a quando? Fino a che i personaggi ritornano persone ed il gioco è svelato, le convenzioni si sgretolano, cadono i confini di quella commedia che è la storia dell’uomo, in un finale autoironico e di grande effetto: i danzatori ringraziano il pubblico in piena azione danzante, ci sovviene la commedia francese e la sua benedetta, soave leggerezza laddove scioglie le tensioni in un finale di risolutiva e disarmante semplicità.

La composizione è di ampio respiro e con diverse chiavi di lettura, come molteplici sono i piani su cui si svolge l’azione coreutica, una sinfonica alternanza di testi e sottotesti coreografici che sviluppano il tema del titolo con una ricchezza espressiva che fonde danza, musica ed arti figurative per uno spettacolare risultato la cui verace portata antropologica arriva allo spettatore in profondità.

Mirabili i costumi, visionari e postmoderni, ben si amalgamano con i video che in alcuni momenti accompagnano emblematicamente la coreografia sullo sfondo: pianeti, lune e soli, geometrie che si rincorrono e ricompongono a ben accompagnare astrazioni siderali oppure i nevrotici intrecci di umani pensieri. Le luci disegnano atmosfere, lievi e drammatiche, a completare gli efficaci periodi di un elaborato artistico dalle innumerevoli sfaccettature emozionali, riflettenti i percorsi interiori del nostro tempo.

Paola Sarto

Foto: Massimo Danza

“SPIRAL TWIST”: LUCIA LACARRA E MARLON DINO

I due primi ballerini del Dortmund Ballet in una coreografia che privilegia i contatti e l’equilibrio dei pesi tra i danzatori, assegnando un ruolo significativo alla luce nella percezione del movimento.

Letteralmente “Torsione a spirale”, è il titolo della coreografia interpretata da Lucia Lacarra e Marlon Dino sul palcoscenico dell’ultimo Gala Les Etoiles di Roma, il gala internazionale di danza voluto da Daniele Cipriani che il 27 ed il 28 gennaio 2018 sarà di nuovo a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, per la gioia degli amanti del balletto.

Una coreografia di Russell Maliphant, canadese di nascita ma inglese d’adozione, la cui moderna ricerca coreutica privilegia in particolare i contatti e l’equilibrio dei pesi tra i danzatori, assegnando un ruolo significativo alla luce nella percezione del movimento da parte dello spettatore.

Un lavoro affascinante, esaltato dalla plastica elasticità dei due principals del Dortmund Ballet, Lacarra e Dino, assolutamente perfetti.

Paola Sarto

Foto Massimo Danza

TSCHAIKOVSKY PAS DE DEUX: TILER PECK E GONZALO GARCIA

Otto minuti di bravura e tecnica del balletto è la definizione data dal New York City Ballet alla notissima coreografia di Balanchine.

Rappresentata per la prima volta nel 1960, la virtuosa e romantica coreografia di Balanchine è stata definita dal New York City Ballet come una dimostrazione da otto minuti di bravura e tecnica del balletto.

E’sempre un grande piacere vederla interpretare proprio dagli straordinari danzatori del NYCB,

In questo caso ne proponiamo l’interpretazione dei principals Tiler Peck e Gonzalo Garcia, ospiti a Roma del Gala Les Etoiles, acclamati con entusiasmo dal pubblico per l’inconfondibile stile ed il brio che distingue la grande scuola Balanchine.

La coreografia è orchestrata sulle magnifiche note di una composizione di Ciaikovsky, il quale la concepì originariamente per il terzo atto del lago dei cigni, ma la musica non fu più pubblicata e rimase dimenticata per circa settant’anni. Fu ritrovata poi nel 1956 negli archivi del Bolshoi, catturando l’attenzione di Balanchine che ottenne il permesso di utilizzarla: una felice intuizione che ci consegna ancora una volta il sublime connubio tra danza e musica.

Paola Sarto

Foto Massimo Danza

“This bitter earth” – Tiler Peck e Amar Ramasar

Le due stelle del New York City Ballet nella emozionante coreografia di Christopher Wheeldon, con i costumi del grande stilista Valentino.

Proponiamo le immagini di Tiler Peck e Amar Ramasar, stelle del New York City Ballet, sul palco del Gala les Etoiles organizzato a Roma da Daniele Cipriani.

I due danzatori interpretano una bellissima coreografia di Christopher Wheeldon, un poetico passo a due sulle struggenti note soul della canzone This bitter earth di Clyde Otis remixata da Max Richter.

I suggestivi costumi sono stati disegnati dal grande stilista Valentino Garavani il quale, dopo aver assistito allo spettacolo, ha voluto congratularsi di persona con i danzatori e con l’impresario Daniele Cipriani.

L’intensa componente emozionale della coreografia, vivamente resa dai due artisti, ha tenuto il pubblico con il fiato sospeso per tutta la durata del pezzo, uno spettacolo che non dimenticheremo.

Paola Sarto

Foto Massimo Danza

“SANTISSIMA DEI NAUFRAGATI”: L’ESPRESSIONISMO DELLA DANZA DI PAOLO LONDI.

All’Orto dei Pensatori di Macerata è andata in scena la nuova opera di Paolo Londi interpretata da Alessandra Bartoli e Kejsi Masha.

Ispirata dai versi della nota canzone di Vinicio Capossela, è andata in scena all’Orto dei Pensatori di Macerata la nuova coreografia di Paolo Londi, “Santissima dei Naufragati”, interpretata da Alessandra Bartoli e Kejsi Masha della compagnia Ermitage, diretta dallo stesso Londi.

Il confine tra solidarietà e competizione è sottile, lo constatiamo nella vita come nello sport, e con l’esperienza comprendiamo che l’animo umano vive per un tempo limitato, spesso solo per indimenticati attimi, l’eternità assoluta di un sentimento, a cui pure anela talvolta con tutto se stesso: ne patisce invece le dualità, da cui scaturiscono contraddizioni e conseguenze.

Così le due donne della coreografia, mogli di marinai dipinte nell’attesa del difficile rientro dal mare in tempesta dei loro uomini, impegnati in quel naufragio, liricamente descritto dalle parole della canzone di Capossela, dal quale forse qualcuno tornerà ma qualcuno no: si… ma chi tornerà dei due?

Le donne ingannano l’attesa giocando a carte, facendosi coraggio l’un l’altra, sembrano solidali ed affettuose tra loro, ma ecco che il dubbio e l’angoscia prendono il sopravvento ed allora diventano improvvisamente nemiche: quale delle due rivedrà lo sposo tornare? Una disperata competizione, pervasa di odio sottile si insinua tra le due, “la tua morte è la mia vita” recita un detto latino, la morte dell’uno salva l’altro, ed ora le due donne vivono ciò che sta accadendo ai loro uomini, si avvicendano nello sprofondare e riemergere dai flutti, si aggrappano l’una all’altra, chi sopra e chi sotto, in una crudele lotta per la sopravvivenza, dove l’istinto è più forte di qualsiasi ragione.

Il tavolo in scena, utilizzato per l’oziosa partita a carte, è diventato ormai la barca, il limite tra acqua ed aria, le due donne sono in piena tempesta, cadono in mare e riemergono, remano disperate, l’una si avvinghia all’altra che vede proiettata verso la salvezza ma ne viene respinta con rabbia, ne ostacola la risalita. Il dramma è consumato, e nella scena finale a testa in giù, sotto il tavolo-barca dove le mani si cercano e si afferrano, ormai non è più importante vincere o perdere, il dramma è collettivo.

Paolo Londi dipinge con coreografie di grande efficacia espressiva i moti dell’animo, ciò che affascina della sua opera è la visione geniale, cruda ed emotiva, lucidamente spietata, dell’intimità dei sentimenti, le linee ed i colori del movimento sono forti, un potente quadro espressionista che evoca Munch ed il suo urlo.

Le bravissime danzatrici Alessandra Bartoli e Kejsi Masha interpretano il pezzo con drammaturgia e versatilità, come richiesto dalle vibranti oscillazioni della coreografia, restituendone i molteplici piani di gradazione delle ombre e lo sgomento dell’abisso.

Paola Sarto

Fotografie di Massimo Danza