Prima Mondiale di “Le Spectre”

Ispirato al celebre “Le Spectre de la rose” di Michel Fokine, il brano rievoca l’incontro d’arte e di vita tra Sergei Diaghilev e Vaslav Nijinsky. Con la coreografia di Giorgio Mancini realizzata per i solisti della Compagnia Daniele Cipriani, Marco Lo Presti (Sergei Diaghilev) e Mattia Tortora (Vaslav Nijinsky), ha visto la partecipazione dell’attrice Vanessa Gravina, in un inedito programma che ha omaggiato il genio e l’opera dei due grandi artisti russi.

A 110 anni dalle storiche esibizioni parigine che diedero vita ai leggendari Ballets Russes, “Dancing Heritage – A tribute to Diaghilev and Nijinsky”, ha reso omaggio ad una delle pagine più significative della storia della danza.

Fu Sergei Diaghilev (Selišči, 19 Marzo 1872 – Venezia, 19 Agosto 1929), instancabile impresario teatrale russo, la mente creatrice dei nuovi scenari destinati a segnare la danza d’inizio secolo. Grazie al suo spirito visionario, alcune delle più luminose figure artistiche del tempo – compositori, coreografi, scenografi e danzatori – si ritrovarono al centro della più grande e innovativa esperienza della storia della danza del ‘900. Composta dai migliori giovani ballerini russi, quasi tutti provenienti dal Teatro Mariinsky, la compagnia dei Balletti Russi aprì le danze nel 1909 al Théâtre du Chatelet di Parigi: in scena, in quelle sere di maggio, la più celebre ballerina di tutti i tempi, Anna Pavlova, e il giovanissimo Vaslav Nijinsky (Kiev, 12 Marzo 1890 – Londra, 8 Aprile 1950), divino danzatore e genio del balletto destinato a rivoluzionare il corso dell’arte del ‘900. Con Diaghilev, Nijinsky e gli artisti vicini ai Ballets Russes, da Lèon Bakst a Picasso, da Claude Debussy a Igor Stravinsky, da Michel Fokine a Léonide Massine, nasceva un’esperienza teatrale del tutto nuova che superava i canoni del balletto ottocentesco e diffondeva un’ideale di opera d’arte totale, in cui soggetto, musica, scenografia, costumi e danza fondevano i rispettivi elementi di eccellenza.

La serata “Dancing Heritage – A tribute to Diaghilev and Nijinsky” ripercorre le tappe di questa ‘rivoluzione’, lasciando che storia e presente si incontrino nel segno di un’arte in continua trasformazione. In scena, i solisti e il corpo di ballo della Compagnia Daniele Cipriani (Italia) e del Teatro Nazionale Croato di Spalato (Croazia), con la partecipazione dell’attrice Vanessa Gravina, in un inedito programma che ha omaggiato il genio e l’opera dei due grandi artisti russi.

In apertura la prima mondiale di “Le Spectre”, creazione di Giorgio Mancini (già direttore artistico del Ballet du Grand Théâtre de Genève e del MaggioDanza e coreografo per i più importanti teatri italiani e internazionali) su musica di Carl Maria von Weber realizzata per i solisti della Compagnia Daniele Cipriani, Marco Lo Presti e Mattia Tortora. Ispirato al celebre “Le Spectre de la rose” di Michel Fokine, il brano ne rievoca le dolci tensioni proiettandole sull’incontro d’arte e di vita tra Sergei Diaghilev e Vaslav Nijinsky. Intrecciati in amore e odio, simbiosi e distanze, Mancini li immagina insieme in un pomeriggio di ricordi e poi, ancora una volta, separati; sarà lo ‘spettro’ di Diaghilev, in questo caso, ad apparire in sogno a Nijinsky, animo vulnerabile d’artista appassionato, percorso da desiderio e turbamento.

Segue “The rite of Atlantis”, coreografia di Igor Kirov: ispirandosi al lavoro del genio musicale russo Igor Stravinsky (“The Rite of Spring”, composto nel 1913 per i Ballets Russes e rappresentato a Parigi con coreografia originale di Vaslav Nijinsky), il compositore croato Mirko Krstičević crea un percorso musicale ed emotivo del rapporto tra uomo e donna; una ricerca di armonia, che si traduce coreograficamente in alti e bassi di energia ed emozioni, tra senso di appartenenza, passione, desiderio e fede, uniti al bisogno di libertà e di auto-realizzazione.

Torna in scena anche “L’après-midi d’un faune”, storica versione di Amedeo Amodio del balletto di Vaslav Nijinsky, che tanto scandalo destò alla sua creazione (1912), sulle note di Claude Debussy: curve musicali che accompagnano le sinuosità dei corpi danzanti e ricreano atmosfere di una classicità ideale. In un tardo pomeriggio estivo, un Fauno si risveglia e, insieme a lui, tutti i sensi di quel suo corpo antropomorfo. Con debutto al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1972, la creazione di Amedeo Amodio, passo a due di grazia e sensualità, è stata ripresa in più occasioni anche alla Scala di Milano; con i suoi nuovi interpreti, i solisti della Compagnia Daniele Cipriani, torna oggi sui nostri palcoscenici con il vigore della contemporaneità che si riappropria del passato.

In scena, anche testi dalle multiple sonorità che spaziano dai rarefatti versi de “L’après-midi d’un faune”, manifesto del simbolismo del poeta Stéphane Mallarmé a cui s’ispirò la composizione di Debussy, ai ricordi autobiografici di Bronislava Nijinska, sorella di Vaslav, recitati per l’occasione dall’attrice Vanessa Gravina.

Risale invece al 1912 la prima storica collaborazione tra Sergei Diaghilev e Maurice Ravel: il musicista francese compose per l’impresario russo la musica del balletto “Daphnis et Chloé”, tra i cavalli di battaglia dei Ballets Russes. Anni dopo, fu Ida Rubenstein, famosa danzatrice, già interprete per i Balletti Russi, a chiedere a Maurice Ravel di comporre una musica per una “danza spagnola”.

Il balletto, il celeberrimo “Boléro”, con le coreografie di Bronislava Nijinska, debuttò all’Opéra di Parigi nel 1928: ambientato in una taverna andalusa, vedeva come protagonista la stessa Rubinstein che, danzando su un tavolo, suscitava l’ebbrezza dei gitani attorno a lei in un crescendo di ritmo e sensualità. Da allora, moltissimi coreografi si sono cimentati con la partitura di Ravel: una delle versioni coreografiche più riuscite, rappresentata sui palcoscenici di tutto il mondo, è quella creata nel 1961 da Maurice Béjart per il Ballet du XXème Siècle. Al Teatro Romano di Ostia Antica, assistiamo ad un nuovo “Boléro” a firma di uno dei più brillanti coreografi italiani, Giuliano Peparini, già primo ballerino del Ballet de Marseille e storico collaboratore di Roland Petit, nonché coreografo per le più importanti compagnie di danza, in Francia, Russia, Giappone e Italia.

Gran finale con l’estratto da “Mediterranea” di Mauro Bigonzetti, balletto italiano tra i più rappresentati e richiesti nel mondo, interpretato in questa occasione dai danzatori della Compagnia Daniele Cipriani e del Teatro Nazionale Croato di Spalato. Una vera circumnavigazione del Mediterraneo, attraverso la musica delle culture che vi si affacciano e che fanno viaggiare lo spettatore nello spazio e nel tempo.

Tra momenti di insieme alternati a passi a due, il balletto mette in risalto forza giovanile e bellezza, energia e velocità. Il grande affresco Mediterraneo si chiude in un abbraccio finale tra i danzatori, simbolo di unione tra le diverse culture che animano questo Mare Nostrum. Per uno strano caso del destino, Serghei Diaghilev, che si era rifiutato a lungo di viaggiare in mare dopo che una cartomante aveva predetto la sua dipartita ‘in acqua’, si spense a Venezia, il 19 Agosto del 1929, e fu sepolto nel cimitero monumentale dell’isola di San Michele. La compagnia dei Balletti Russes si sciolse subito dopo, ma il suo lavoro continuò a vivere per decenni, fruttuoso, moderno e rivoluzionario, in tutto il mondo. Un ‘viaggio’ lungo 110 anni, quello dei Ballets Russes, ancora oggi oggetto di studi e fonte di nuove scoperte: una nave ancora in movimento, che danza per sempre tra la storia, il presente e il futuro.

LF Magazine

Foto: Massimo Danza

“Shine Pink Floyd Moon”

Viaggio nel mondo della luna con Micha van Hoecke, i Pink Floyd Legend e la Compagnia Daniele Cipriani.

Teatro Olimpico sold out, Martedì 3 Marzo, per la prima dell’opera rock “Shine Pink Floyd Moon”: doveva restare in scena fino a Domenica 8 Marzo, per le Giornate di danza dell’Accademia Filarmonica romana, ma in seguito al decreto ministeriale sul coronavirus le date dal 5 all’8 Marzo saranno recuperate il 2, 3 e 4 Ottobre.

“E’ uno spettacolo dedicato al lato oscuro della luna – ha raccontato il regista e coreografo Micha van Hoecke in camerino poco prima dell’inizio della serata – Alla genialità che spesso però porta anche sofferenza e malattie mentali”. E spiega che “la musica dei Pink Floyd fa crescere qualcosa dentro l’ascoltatore così come fa quella di Bach e di Mozart”.

 

“Shine on you crazy diamond” è il brano del 1974 che David Gilmour, Roger Waters, Richard Wright e Nick Mason vollero dedicare all’ex componente della band inglese, Syd Barrett, costretto ad abbandonare il gruppo per problemi di droga e mentali.

Sul palco del teatro la band di Fabio Castaldi, i Pink Floyd Legend, che hanno eseguito dal vivo le musiche, ed i ballerini della Compagnia Daniele Cipriani con la guest Denys Ganio. Si parte proprio con il brano dedicato a Barrett e poi “One of these days”, “Wish you were here”, per quasi due ore ricche di hit senza tempo che hanno reso unici, nel panorama musicale mondiale, i Pink Floyd.

Il pubblico, entusiasta, si è lasciato guidare in questo viaggio introspettivo dell’essere umano, dove follia e senno smarrito si mescolano a poesia e genialità.

Lunga ovazione finale.

Paola Sarto

Foto: Massimo Danza

Solisti e corpo di ballo: Davide Bastioni, Alessandro Burini, Francesco Cipriani, Francesco Curatolo, Susanna Elviretti, Maria Vittoria Frascarelli, Ilaria Grisanti, Mattia Ignomiriello, Marco Lo Presti, Noemi Luna, Lara Rocco, Mattia Tortora

Ana Sophia Scheller e Young Gyu Choi in “Le Corsaire” pas de deux, II atto.

Proseguono i reportage di danza realizzati in occasione de “Les Étoiles, gala internazionale di danza” a cura di Daniele Cipriani, svoltisi a Roma il 24-25-26 gennaio 2020 all’Auditorium Parco della Musica.

Le Corsaire è un balletto in tre atti basato sul poema Il corsaro di Lord Byron (1814) e musicato da Adolphe Adam.

Il debutto avvenne il 23 Gennaio 1856 all’Opéra di Parigi, Francia. Originariamente venne coreografato da Joseph Mazilier.

Il balletto ha subito molte revisioni in Russia, tra cui quelle di Jules Perrot (1858), Marius Petipa (1858, 1863, 1868, 1885, e 1899), Aleksandr Gorskij (1912), Agrippina Vaganova (1931), Pëtr Gusev (1955), Konstantin Sergeev (1972, 1992) e Jurij Grigorovič (1994).

Le Corsaire fu allestito in Russia dal grande maître de ballet Jules Perrot per il Balletto Imperiale (oggi Balletto Mariinskij) per mettere in risalto le doti della ballerina Ekaterina Friedbürg. L’allora giovane Marius Petipa interpretava la parte di Conrad. Perrot sostanzialmente riprese la coreografia originale di Mazilier mentre Petipa, che contribuì all’allestimento del balletto, riscrisse alcune delle danze originali, tra queste il Pas de Éventails del primo atto (nel quale Medora e sei corifee creano un effetto “coda di pavone” con grandi ventagli) e la Scéne de Seduction.

Per la produzione del 1858, Petipa aggiunse un pas de deux, preso dal suo balletto del 1857 La Rosa, la Violetta e la Farfalla, un lavoro scritto sulla musica del granduca Pietro II di Oldenburg. Questo Pas fu aggiunto soprattutto per la ballerina Ljubov’ Radina, che danzò il ruolo di Gulnare e diventò famoso con il titolo di Pas d’Esclave, un Pas d’action drammatico in cui il mercante di schiavi Lankendem mostra agli altri mercanti la splendida schiava Gulnare per venderla.

Jules Perrot se ne andò dalla Russia nel 1858 e Petipa diventò l’assistente del Maître de Ballet del Balletto Imperiale Arthur Saint-Léon. Alla morte di Saint-Léon, nel 1870, Petipa prese il suo posto come Maître de Ballet mantenendo la posizione fino al 1903.

Nel 1863 Petipa presentò una versione completamente nuova de Le Corsaire, allestita soprattutto per la moglie, la Prima Ballerina Marija Surovščikova. Per questa produzione Petipa commissionò nuova musica al primo compositore del Balletto Imperiale Cesare Pugni. Tra le aggiunte di Pugni, notiamo la Mazurka dei corsari del secondo atto, balletto che compare ancora nelle moderne produzioni.

Mentre danzava Le Corsaire a Parigi, Adèle Granztow fu invitata a San Pietroburgo. Per l’occasione Petipa montò un allestimento totalmente nuovo del balletto nella speranza di ottenere lo stesso successo di Parigi. La Grantzow garantì che avrebbe danzato il Grand Pas de Fleurs e aiutò Petipa nel montare la coreografia di Mazilier ma fu molto stupita quando vide i consistenti cambiamenti fatti da Petipa. Non solo, egli cambiò anche il nome del pezzo in Le Jardin Animé, ed è con questo nome che il balletto è arrivato fino a noi. Le Corsaire debuttò all’inizio del 1868 ed ebbe così tanto successo che altre rappresentazioni di altri balletti dovettero essere cancellate per soddisfare le richieste del pubblico.

Nel 1885, Petipa presentò la terza revisione de Le Corsaire creata espressamente per la ballerina Evgenija Sokolova. Il coreografo rifece tutto ancora una volta e aggiunse dei brani di Léon Minkus (Primo Compositore del Balletto Imperiale di San Pietroburgo) al pezzo de Le Jardin Animé in sostituzione di quelli di Delibes.

L’ultima revisione di Petipa, e invero la più importante, venne fatta nel 1899 espressamente per la Prima Ballerina Assoluta Pierina Legnani che danzò Medora con Ol’ga Preobraženskaja nella parte di Gulnare e Pavel Gerdt in quella di Conrad.

Nella prima metà del ventesimo secolo Le Corsaire continuò ad essere rappresentato quasi esclusivamente in Russia. Dopo la morte di Petipa, Alexander Gorsky montò una versione nuova che debuttò nel gennaio del 1912 con Ekaterina Geltzer nella parte di Medora e Vasilij Tichomirov in quella di Conrad aggiungendo, alla versione di Petipa, nuove danze di compositori come Vasilij Solov’ev-Sedoj, Reinhold Glière, Fryderyk Chopin e anche Čajkovskij. Il revival de Le Corsaire di Petipa rimase in repertorio fino al 1928.


Ana Sophia Scheller, nata a Buenos Aires, in Argentina, ha studiato alla School of American Ballet ed è stata una ballerina principale di lunga data con il New York City Ballet. Prima di unirsi al balletto di San Francisco come prima ballerina nel 2017, ha ballato il ruolo principale o ha recitato in A Midsummer Night’s Dream (Hyppolyta) di Balanchine e in The Nutcracker (Sugarplum Fairy, Dewdrop, Marzapane e Hot Chocolate) di Balanchine e in The Sleeping di Martins Beauty (Aurora, Vivacity, Courage, Ruby e Princess Florine) e Swan Lake (pas de trois e pas de quatre).
Ha creato ruoli principali in A Simple Symphony di Barak, Slice to Sharp di Elo e Bal de Couture di Martins, e ha creato ruoli di corpo di ballo in Luce Nascosta di Bigonzetti, Chichester Psalms di Martins e Les Carillons and Evenfall di Wheeldon.
Ha ricevuto il premio Mae L. Wien per la straordinaria promessa nel 2003 e borse di studio per tre anni consecutivi nell’ambito del premio presidenziale nazionale argentino per l’eccellenza culturale nella danza classica.

 

Young Gyu Choi, primo ballerino del Dutch National Ballet, ricorda il giorno in cui ha vissuto per la prima volta il balletto all’età di otto anni. quando si unì ad un corso di ballo come unico ragazzo nella piccola città costiera di Suncheon, a circa 300 chilometri a sud di Seoul, dove andò con sua madre. Dopo essersi completamente dedicato al balletto, è andato a tutto gas. Si è laureato alla Sunhwa Arts School di Seoul e poi ha frequentato la Tanz Akademie di Zurigo in Svizzera, quando aveva 15 anni. La versatilità e il grande potenziale del ballerino adolescente sudcoreano lo hanno aiutato ad emergere come artista, ottenendo un paio di premi in Europa e in America, incluso il primo premio al Youth America Grand Prix di New York nel 2007.

Nel 2011, si è unito al balletto nazionale olandese come membro del corpo di ballo o del gruppo di ballerini non solisti. Attualmente, ci sono solo otto principali ballerini maschi, tra cui Choi, presso la compagnia olandese. Choi, che è ben noto per le tecniche classiche pulite di salti e curve, ha detto che il suo punto di forza è quello di impegnarsi per imparare costantemente.

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Foto: Massimo Danza

Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov in “La Bayadère” pas de deux, III atto.

Un altro armonioso “passo a due” tratto dal Gala Internazionale Les Étoiles a cura di Daniele Cipriani.

Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov hanno dato vita, all’Auditorium Parco della Musica, ad un sensazionale pas de deux tratto da “La Bayadère”, creazione originale di Marius Petipa, in occasione de Les Étoiles Gala Internazionale di danza a cura di Daniele Cipriani, svoltosi alla fine di Gennaio 2020.

La musica fu composta dal compositore austriaco Léon Minkus, grande collaboratore di Petipa e Primo Compositore Imperiale del balletto del Teatro Imperiale di San Pietroburgo dal 1871 al 1886. La Bayadère è un tipico prodotto del periodo in cui venne scritta e montata: una storia melodrammatica, frammentata da vari episodi, che si svolge in una terra antica ed esotica, perfetto veicolo di danze e scene di mimo in atmosfere sontuose e ricche. In quegli anni, Petipa preferiva i soggetti della tradizione del balletto romantico, tipici balletti melodrammatici che coinvolgevano un triangolo amoroso e presentavano donne soprannaturali che racchiudevano l’ideale femmineo. La trama piuttosto tragica de La Bayadère è sicuramente conforme a questi modelli.

Le origini de La Bayadère sono piuttosto oscure e il dibattito è aperto su chi sia responsabile della creazione del libretto del balletto. Di solito nella San Pietroburgo zarista, prima del debutto, si pubblicava sul giornale il libretto, una lista di danze e un articolo che descrivesse la genesi del lavoro. Nel caso de La Bayadère non si citò nessun autore del libretto. Quando Petipa allestì di nuovo il balletto nel 1900, la Gazzetta di San Pietroburgo pubblicò il libretto, questa volta facendo il nome dello scrittore e drammaturgo Sergei Khudekov come autore. Petipa scrisse una lettera di rettifica all’editore del giornale nella quale affermava che solo lui era l’autore del libretto, mentre Khudekov aveva contribuito in minima parte come direttore di scena. Questa non era la prima volta che Petipa scriveva una simile rettifica: era già successo nel 1894 in occasione del balletto Il risveglio di Flora in cui si citavano come coreografi Petipa e Lev Ivanov. Nella lettera, Petipa asseriva che solo lui era responsabile della coreografia e Ivanov era semplicemente un assistente che aveva aiutato nell’allestimento delle danze.

Nel 1839, una compagnia itinerante di autentiche bayadere indiane visitò Parigi e lo scrittore Théophile Gautier scrisse quelle che forse furono le sue pagine più ispirate nel descrivere la ballerina principale della compagnia, la misteriosa Amani. Anni dopo, nel 1855, Gautier registrò il triste fatto che la ballerina si era impiccata a Londra durante una crisi depressiva e per ricordarla Gautier scrisse il libretto di Sacountala, derivato in parte da un lavoro teatrale del poeta indiano Kālidāsa. Il lavoro debuttò a Parigi il 14 luglio 1858 all’Opéra, allora nota con il nome di “Académie Royale de Musique”, con la musica di Ernest Reyer. La coreografia era del fratello di Marius, Lucien Petipa. Molti storici del balletto ritengono che qui stia la vera ispirazione per La Bayadère di Petipa.

Un altro lavoro con temi simili di un’India esotica che può aver ispirato Petipa fu l’opera-balletto in due atti di Filippo Taglioni dal titolo Le Dieu et la Bayadère ou La courtisane amoureuse, musica di Daniel Auber, presentato a Parigi il 13 Ottobre 1830 dalla compagnia dell’Académie Royale de Musique. Tra il pubblico ad assistere a questo balletto c’era anche il giovane Marius Petipa. Fu un successo enorme al quale parteciparono talenti quali il famoso tenore Adolphe Nourrit e la leggendaria ballerina Maria Taglioni nel ruolo della Bayadère (l’unica parte di questo balletto che ancora si balla oggi è appunto il sopra citato Pas de Deux, spesso usato nelle competizioni, noto come Grand Pas Classique, di solito presentato nella coreografia di Victor Gsovsky sulla musica di Auber).

Il balletto fu uno dei primi trionfi di Petipa al Teatro Imperiale a San Pietroburgo. La trama tratta temi particolarmente cari alle platee ottocentesche: esotismo, promesse amorose tradite, sentimentalismo, romanticismo, gusto per il soprannaturale.

Riassumendo l’esilissima trama, nel primo atto veniamo a conoscenza del guerriero Solor, innamorato della baiadera Nikiya a sua volta amata dal Bramino. Nikiya costringe Solor ad un giuramento d’amore eterno. A Solor viene offerta la mano di Gamzatti, la figlia del Rajah, ed egli accetta dimenticandosi la promessa fatta a Nikiya. Durante i festeggiamenti per il fidanzamento, Gamzatti dice a Nikiya il nome del suo fidanzato e lei si oppone inutilmente a questo fidanzamento. Una schiava, Aya, propone a Gamzatti di uccidere Nikiya.

Nel secondo atto vi è la danza delle baiadere alla quale partecipa anche Nikiya. Aya dà a Nikiya un cesto di fiori nel quale è nascosto un serpente velenoso che la morde. Il bramino le propone di salvarla, a patto che lei accetti di sposarlo. Nikyia rifiuta e danza fino a quando muore.

Nel terzo atto, Solor per dimenticare il dolore della morte di Nikiya, fuma un particolare veleno, si addormenta e si ritrova nel regno delle ombre e tra esse ritrova anche l’amata Nikiya alla quale giurerà fedeltà eterna.

Nel quarto atto durante le nozze tra Solor e Gamzatti, il tempio crolla seppellendoli sotto le macerie.

La Bayadère fu creato espressamente per Ekaterina Vazem, Prima Ballerina dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo. Il balletto in Russia verso la fine del XIX secolo era dominato da artisti stranieri ma l’amministrazione del teatro cercava di incoraggiare i talenti autoctoni e la Vazem, virtuosa russa della tecnica allora detta terre-à-terre era uno di questi talenti.

Il creatore del ruolo di Solor fu Lev Ivanov, Premier Danseur dei Teatri Imperiali, che diventerà assistente “maître de ballet” di Petipa, amministratore del Balletto Imperiale e coreografo (sua la prima produzione de Lo Schiaccianoci).

Petipa lavorò duramente per sei mesi. Il direttore dei Teatri Imperiali, il barone Karl Karlovich Kister non aveva alcuna simpatia per il balletto e appena possibile diminuiva il budget. A quel tempo nella San Pietroburgo zarista, l’Opera italiana era molto più in voga del balletto e la compagnia lirica monopolizzava lo spazio destinato per le prove, il teatro Imperiale Bolshoi Kamenny. La compagnia di balletto aveva solo due giorni alla settimana per le rappresentazioni mentre l’Opera andava in scena anche per sei o sette giorni. Petipa riuscì ad avere solo una prova generale in cui mettere insieme tutte le scene e le danze fino ad allora provate separatamente. Durante questa prova, Petipa ebbe un contrasto con la Vazem riguardo alla sua entrata per il Grand Pas d’action del finale ed ebbe anche molti problemi con gli scenografi che avevano costruito effetti teatrali complicati. Per peggiorare la situazione, il maestro temeva di debuttare in un teatro vuoto poiché il barone Kister aveva aumentato il prezzo del biglietto in modo che fosse più caro di quello dell’Opera, già a sua volta piuttosto dispendioso.

Il successo di questa produzione fu enorme tanto da essere rappresentato per settanta volte fino al ritiro dalle scene della Vazem nel Gennaio del 1884, cosa sorprendente se si pensa che a quel tempo vi erano due soli spettacoli di balletto alla settimana.

Dopo questo enorme successo però il balletto venne messo da parte e ripreso da Petipa solo una volta per la ballerina Anna Johansson nel Dicembre dello stesso anno.

Quando Anna Johansson si ritirò nel 1886, scelse la Celebrazione del fidanzamento del secondo atto come passo d’addio. Questa fu l’ultima volta in cui La Bayadère fu rappresentata prima di venir ritirata dal repertorio dei balletti imperiali.

Petipa rimontò un revival completo del balletto nella stagione 1900-1901 per Mathilde Kschessinskaya, appena nominata Prima ballerina assoluta e Pavel Gerdt, Jeune premier dei balletti imperiali.

Tra i cambiamenti più importanti attuati da Petipa, ci fu l’uso degli allievi nella scena del Regno delle Ombre. Petipa cambiò l’ambientazione da un castello incantato nel cielo di un palco completamente illuminato ad un paesaggio roccioso e cupo sulle vette dell’Himalaya. I danzatori del corpo di ballo passarono da trentadue a quarantotto, dando l’illusione di spiriti che discendono dal cielo nella famosissima Entrata delle Ombre.

Un altro importante cambiamento fu l’interpolazione, per i ballerini solisti, di nuove variazioni nel Grand Pas d’action finale. Come si usava fare ai quei tempi, Minkus non compose le variazioni per il finale del balletto perché venivano sempre eseguite ad libitum, vale a dire a scelta del danzatore. Nella partitura originale, Minkus, dopo il Grand adage del Grand Pas d’action scrisse semplicemente a margine: “seguito dalle variazioni di Solor e Gamzatti”. In genere queste variazioni erano prese da altri balletti già esistenti. Il cinquantaseienne Pavel Gerdt non poteva danzare la variazione di Solor che venne invece danzata da Nikolai Legat. Per il Grand pas d’action egli scelse la Variation di Djalma, aggiunta da Minkus nel 1874 in occasione del revival del balletto Le Papillon di Taglioni e Offenbach. Nel 1941 Vakhtang Chabukiani coreografò questa variazione per sé stesso ed è quella che ancora oggi si usa per il ruolo di Solor.

La prima ballerina Olga Preobrajenskaya danzò il ruolo di Gamzatti nel revival di Petipa del 1900 ma non esistono documentazioni riguardo a quale variazione danzò durante il Grand pas d’action. Chabukiani usò per la sua versione del balletto la Variation de Nisia su musica di Cesare Pugni, presa dal Pas de Venus del balletto di Petipa dal titolo Le Roi Candaule (1868).

Anche se nella produzione originale Nikiya non danzava una variazione durante il Grand pas d’action, Mathilde Kschessinskaya chiese al maestro di cappella Riccardo Drigo del teatro di comporre per lei una variazione. Tale variazione diventò di esclusiva proprietà della ballerina e non fu mai più eseguita dopo di lei.

Il secondo revival di Petipa del balletto fu presentato il 3 Dicembre 1900 (15 Dicembre per il calendario giuliano) al Mariinskij con reazioni discordanti da parte di pubblico e critica. Anche se considerato noioso, diventò un vero e proprio banco di prova per le ballerine e i ballerini perché pieno di difficoltà tecniche e interpretative.

Olga Preobrajenskaya, Vera Trefilova, Anna Pavlova (che fece la sua ultima apparizione con i Balletti Imperiali nel ruolo di Nikiya nel 1914), Ekaterina Geltzer, Lubov Egorova e Olga Spessivtseva per nominare solo alcune delle maggiori ballerine del tempo, tutte trionfarono nel ruolo di Nikiya.

Il regno delle ombre diventò uno dei test cruciali per un corpo di ballo e molte giovani ballerine soliste fecero il loro debutto danzando una delle tre variazioni delle ombre. Nel marzo del 1903 questo pezzo fu rappresentato singolarmente per la prima volta durante una serata di gala al Peterhof in onore della visita di stato del Kaiser Guglielmo II e ben presto divenne tradizione estrapolare la Scena delle ombre dal resto del balletto.

Marianela Núñez ha cominciato a danzare all’età di tre anni e a otto fu ammessa all’Instituto Superior de Arte al Teatro Colón di Buenos Aires, dove studiò fino ad unirsi al corpo di ballo della compagnia del teatro all’età di quattordici anni. Ancora adolescente fu scelta per una tournée argentina del Ballet Clasico de La Habana come solista. Nel 1997 Maximiliano Guerra la scelse come partner sulle scene nella sua tournée in Uruguay, Spagna, Italian e Giappone. Nel 1997 si unì alla Royal Ballet School e dopo un anno di perfezionamento si unì al corpo di ballo del Royal Ballet nel 1998; nel 2001 fu promossa a prima solista e nel 2002, a vent’anni, divenne ballerina principale. Nel corso della sua carriera al Royal Ballet ha danzato tutti i principali ruoli femminili nel repertorio classico, drammatico e contemporaneo della compagnia, danzando le coreografie di Frederick Ashton, George Balanchine, John Cranko, William Forsythe, Rudol’f Nureev, Jiří Kylián, Kenneth MacMillan, Wayne McGregor, Ashley Page, Jerome Robbins, Liam Scarlett, Glen Tetley, Will Tuckett, Antony Tudor e Christopher Wheeldon. Tra i suoi numerosi ruoli si ricordano Odette ed Odille ne Il lago dei cigni, Kitri in Don Chisciotte, Aurora ne La bella addormentata, Giulietta in Romeo e Giulietta e Manon ne L’histoire de Manon accanto al des Grieux di Roberto Bolle. Nel 2013 ha vinto il Laurence Olivier Award per l’eccellenza nella danza per le sue interpretazioni in Aeternum, Diana and Acteon e Viscera in scena alla Royal Opera House. Nel 2015 fu candidata al Prix Benois de la Danse, mentre nel 2018 dopo una rappresentazione di Giselle, la Núñez fu festeggiata dalla compagnia per il suo ventesimo anniversario con il Royal Ballet, durante il quale il direttore artistico della compagnia, Kevin O’Hare, la definì una delle più grandi beallerine della sua generazione.

Vadim Muntagirov è nato a Chelyabinsk , in Russia. Entrambi i suoi genitori erano ballerini professionisti. Si è formato alla Perm Ballet School e alla Royal Ballet School .
Nel 2006, Muntagirov ha partecipato al concorso del Prix de Lausanne. Ha vinto una borsa di studio e ha scelto di frequentare la Royal Ballet School. Dopo essersi diplomato alla Royal Ballet School nel 2009, Muntagirov si è unito al Balletto Nazionale Inglese. È stato promosso primo solista nel 2010, principale nel 2011 e principale nel 2012. Durante l’ENB, è stato notato per la sua collaborazione con Daria Klimentova , che è stata associata a Fonteyn e Nureyev. Si è unito al Royal Ballet come preside nel febbraio 2014. La sua prima esibizione con il Royal Ballet è stata come il Principe Florimund in La bella addormentata nel bosco.
Nel 2011, Muntagirov è apparso nel documentario della BBC4 Agony and Ecstasy: A Year with English National Ballet , che ha seguito la sua esibizione di Swan Lake con Daria Klimentova.
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Foto: Massimo Danza

Marianela Nuñez e Vadim Muntagirov in “La bella addormentata” pas de deux, III atto

I due artisti, tra i più grandi danzatori al mondo, si sono esibiti in occasione de “Les Étoiles, Gala Internazionale di Danza” a cura di Daniele Cipriani, andato in scena a Roma il 24, 25 e 26 Gennaio 2020 presso l’Auditorium Parco della Musica.

Felpatamente, “in volo e sulle punte” secondo il celebre motto di questo gala, si sono approcciate le stelle del balletto, protagoniste di “Les Ètoiles Gala Internazionale di Danza”, a cura di Daniele Cipriani, il gala di danza più atteso della capitale. La loro grande marcia è infatti sì è diretta all’Auditorium Parco della Musica di Roma dove i fuoriclasse della danza internazionale sono stati in scena alla Sala S. Cecilia il 24 e 25 Gennaio (ore 21) e il 26 Gennaio 2020 (ore 17).

Spettatori provenienti da tutta Italia e dall’estero che, in alcuni casi, hanno prenotato con addirittura un anno di anticipo, sono la riprova che il gala di Daniele Cipriani sia ormai uno spettacolo cult: non sorprende quindi che l’attesa tra gli appassionati di Les Ètoiles, sia stata davvero (è il caso di dirlo)… alle stelle!

Si dice che con il passare delle epoche, via via che si va allargando lo stato di coscienza dell’essere umano, si allarghi anche l’universo: innegabile che, in parallelo alle esplorazioni del subconscio da parte dei padri della psicanalisi nel 20° secolo, sono avvenute scoperte di nuovi pianeti e stelle da parte degli astronomi.

In questa 9a edizione di Les Ètoiles (poichè alle cinque precedenti edizioni romane si devono aggiungere quelle di Venezia, Cagliari e Ravenna, ricordandosi che la 10a edizione si terrà al Comunale di Bologna il 4 ed il 5 Marzo 2020), anche il firmamento stellato di Daniele Cipriani si espande ulteriormente: è aumentato il numero delle stelle che hanno danzato e sono aumentate anche il numero delle serate, portate eccezionalmente a tre.

La portabandiera dell’armata danzante è stata la popolarissima ballerina argentina, ormai simbolo de Les Ètoiles per numero di presenze in campo, Marianela Nuñez che ha avuto accanto il russo Vadim Muntagirov, danseur noble dei più puri (detto “Vadream” perchè considerato il partner del sogno dalle ballerine del Royal Ballet di Londra, compagnia da cui sia lui che la Nuñez provengono); hanno interpretato passi a due del repertorio classico (La Bayadère e Bella Addormentata).

Già da questo si evince che una delle caratteristiche che rende Les Ètoiles così diverso da altri gala di danza è proprio la scelta del programma, che spazia dai classici di repertorio di Petipa, conditi di fouettés, grands jetés ed altri virtuosismi mozzafiato, a brani firmati da grandi nomi della coreografia del 20° secolo o da coreografi contemporanei di punta.

“È naturale, parlando di Les Ètoiles”, ha detto Daniele Cipriani, “accennare all’internazionalità dell’evento, visti i molteplici paesi di provenienza degli artisti (ballerini, coreografi, compositori), e sottolineare la sua universalità, dovuta al linguaggio tersicoreo che li riunisce tutti sotto un’unica bandiera. Lo faccio tutti gli anni, e lo voglio fare ancora. Ultimamente, mi è capitato di ripensare all’ultimo quadro, quello più celebre, del Ballo Excelsior (balletto ottocentesco italiano che fece furore in tutto il mondo) dove si vede una “Marcia delle Nazioni” in un tripudio di bandiere svettanti da tutto il mondo. È l’apoteosi della Pace, il trionfo della Concordia, con tutte le nazioni che si salutano sorelle. Mi piace pensare che il gala Les Ètoiles sia l’”attualizzazione” – cioè, la loro applicazione in un contesto moderno – degli ideali che furono alla base di Excelsior e ne diventarono i personaggi, con i nomi di Luce, Civiltà, Progresso, Fratellanza, Amore. Ne Les Ètoiles, gli stessi ideali sono alla base dell’intero ed ambizioso progetto, in veste attuale, ma con lo stesso ottimismo.”

LF Magazine

Foto: Massimo Danza

Gala Ballet School Stars

Royal Ballet School – Lauren Hunter e Denilson Almeida

Per la prima volta in Italia, i talenti delle più prestigiose accademie della danza da tutto il mondo hanno brillato per il Galà BalletSchoolStars, Sabato 30 Novembre presso il Nuovo Teatro Orione di Roma. Protagonisti giovani e giovanissimi danzatori destinati a diventare étoiles e principal dancer nei teatri e nelle dance company più importanti del mondo che BalletSchoolStars ha riunito per una strepitosa anteprima sul futuro della danza internazionale.

Royal Ballet School – Daichi Ikarashi

Per ora sono allievi, ma studiano nelle Istituzioni più prestigiose della danza e sono le migliori promesse dell’Accademia Teatro Alla Scala di Milano (Italia), del Ballettakademie Staatsoper di Vienna (Austria), del Bolshoi Ballet Academy di Mosca (Russia), del Conservatório Internacional de Ballet e Dança (Portogallo) , del Royal Ballet School di Londra (Inghilterra), della Scuola di Ballo Teatro del San Carlo di Napoli (Italia), della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma (Italia), della Staatliche Ballettschule di Berlino (Germania), della Tetsuya Kumakawa K-Ballet School di Tokyo (Giappone).

Accademia Teatro alla Scala di Milano – Letizia Masini e Camillo Lussana

Una serata fortemente voluta da Alessandro Rende, danzatore del Teatro dell’Opera di Roma e già direttore artistico di rinomati eventi, che ne ha disegnato i contorni con attenzione, in linea con una visione che punta alla qualità e in un’ottica di diffusione di alto valore della cultura della danza.

Bolshoi Ballet Academy – Arina Denisova

Una maratona emozionante, uno spettacolo unico e irripetibile in cui i protagonisti sono stati solo i migliori, accompagnati dal loro talento ma anche dal sogno coltivato per anni e che, in occasione di BalletSchoolStars, si sono esibiti in gemme preziose del repertorio classico, moderno e contemporaneo:

Conservatório Internacional de Ballet e Dança Leiria – Margarita Maria Fernandes Roura

L’Accademia Teatro Alla Scala di Milano ha portato Letizia Masini e Samuele Gamba che hanno danzato le atmosfere surreali di Gymnopédie con la coreografia di Roland Petit.

Bolshoi Ballet Academy – Eva Sergeenkova

Dal Ballettakademie der Wiener Staatsoper/Youth Company di Vienna sono arrivati Martina Dall’Asta e Aleksandar Orlic che si sono esibiti nella struggente e romantica scena del balcone da Romeo e Giulietta con la coreografia di Peter Rille sulla musica di Prokofieff.

Conservatório Internacional de Ballet e Dança Leiria – António Casalinho Gameiro

Il Bolshoi Ballet Academy di Moscaha ha regalato al pubblico di BalletSchoolStars ben cinque brani danzati dalle giovani promettenti Eva Sergeenkova e Arina Denisova che si sono alternati danzando la Variazione dal Grand classical Pas di Viktor Gzovskij con le musiche di Daniel Ober; la variazione di Colombine da Harlequinade di Marius Petipa nell’edizione di Yurij Burlaka sulla musica di Riccardo Drigo; le abbiamo viste esibirsi anche nella focosa danza di carattere cachucha da Le Diable Boiteux con le coreografie della celebre ballerina Fanny Elsler con musiche folk dall’Andalusia oltre a un brano da La Gipsy di Fanny Elsler e August Bournonville sulla musica di Joseph Damse e Karol Krupinski. Infine, insieme, hanno danzato The shadow of the past dal tratto contemporaneo firmato da Georgij Gusev sulla musica di Franz Schubert.

Ballettakademie der Wiener Staatsoper – Martina Dall’Asta e Aleksandar Orlic

Dal Conservatório Internacional de Ballet e Dança Leiria è arrivato António Casalinho Gameiro, talento già conosciuto e apprezzato a livello internazionale che, a soli 16 anni, possiede una tecnica e un temperamento che lo hanno portato ad ottenere un primo meritato posto al prestigioso VARNA International Ballet Competition. Insieme a lui, Margarita Maria Fernandes Roura per il Pas de Deux da La Sylphide di August Bournonville e per il celebre Talisman Pas de Deux di Marius Petipa.

Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma – Giorgia Marchi, Matilde Dal Zotto, Manuel Giovani

Da Leira anche Margarida Nogueira e Noiva Gonçalves con la variazione di Esmeralda mentre Giulio Diligente ha danzato una variazione tratta da Don Chisciotte.

K-Ballet – Ayano Ikeda e Riku Kawanishi

La prestigiosa Royal Ballet School di Londra ha presentato al pubblico di BalletSchoolStars Lauren Hunter, Denilson Almeida e Daichi Ikarashi che si sono esibiti nella danza vibrante ed energica Rhapsody – excerpts con la coreografia di Frederick Ashton e sulla musica Rachmaninoff Rapsodia sul tema di Paganini.

Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo – Ciro Lieto, Claudia Sciuti, Isabel Discipio

Ciro Lieto, Giuseppe Russo, Claudia Sciuti e Isabel Discipio dalla storica Scuola di Ballo del Teatro del San Carlo di Napoli nel Tannhauser su musica di Wagner firmata da René de Cardenas.

Conservatório Internacional de Ballet e Dança Leiria – Margarita Maria Fernandes Roura e António Casalinho Gameiro

Dalla Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma, un vero e proprio ensemble di giovani talenti – Valeria Bove, Carolina Clemenza, Giulia Festinese, Melissa Montagner, Carolina Beni, Flavia Giulia Maria Fiume, Chiara Vitali, Eleonora Rui – che hanno eseguito Intermezzo su musica Pietro Mascagni, una coreografia firmata dalla direttrice della Scuola, Laura Comi e ripresa da Gaia Straccamore. Inoltre Giorgia Marchi, Matilde Dal Zotto, Manuel Giovani si sono cimentati anche nel Pas de Trois dei Mirlitoni da Lo Schiaccianoci su musica di Caikovskij con la coreografia di Ofelia Gonzalez e Palblo Moret.

Conservatório Internacional de Ballet e Dança Leiria – Margarida Gonçalves

Elena Iseki e Jinnosuke Tanaka, allievi della Staatliche Ballettschule di Berlino hanno affrontato il celeberrimo e impegnativo Grand pas de deux da Le Corsaire.

Mentre direttamente da Tokyo la Tetsuya Kumakawa K-Ballet School con due giovani stelle come Ayano Ikeda e Riku Kawanishi che hanno regalato al pubblico di BalletSchoolStars il Grand Pas de Deux da Flames of Paris.

Conservatório Internacional de Ballet e Dança Leiria – Giulio Diligente

Ogni Scuola ha portato dunque con sé solo i migliori allievi ma, con ognuno di essi, anche la propria storia rappresentata da diversi linguaggi e metodologie coreutiche che il pubblico ha avuto la possibilità di conoscere e apprezzare. In queste Accademie si sono formati infatti i più grandi nomi della danza, coreografi, maestri, interpreti: Kenneth MacMillan, Anthony Dowell, Margot Fonteyn, Darcey Bussell, Polina Semionova, Natalia Osipova, Roberto Bolle per citarne solo alcuni.

Berlin Youth Ballet of the Staatliche Ballettschule – Elena Iseki e Jinnosuke Tanaka

Uno spettacolo per un pubblico di appassionati, ma rivolto anche ai giovani allievi che si sono potuti confrontare in maniera diretta e concreta con i talenti di tutto il mondo. Guardare e osservare stili e corpi di tanti ragazzi e ragazze votate all’arte di Tersicore e pronti a spiccare il volo verso prestigiosi palcoscenici di tutto il mondo, deve infatti essere di stimolo verso una crescita artistica e un impegno sempre maggiore.

Gran finale

“L’idea di questo Gala nasce con l’obiettivo di portare in Italia e su un unico palcoscenico, alcune delle più prestigiose realtà formative internazionali – ha dichiarato il direttore artistico Alessandro Rende – un modo per poter offrire a tutti i giovani, e anche meno giovani, la possibilità di poter vedere e confrontare da vicino quelle che saranno molto probabilmente le stelle della danza del futuro. Mi auguro che questo progetto – ha continuato Rende – possa essere un’occasione per incuriosire e avvicinare i giovani a teatro. Una serata unica e indimenticabile che ci ha fatto tornare a casa con la consapevolezza che la danza ha un futuro e nessuno ce lo potrà mai portare via”.

PRESS. Azzurra Di Meco – mob. +39 3498625225 – email: azzurra.diemme@gmail.com

Foto: Massimo Danza

 

Simone Repele e Sasha Riva in “L’uccello di fuoco” per la coreografia di Marco Goecke

Proseguono i reportage tratti dal Gala Internazionale di danza, “Eleonora Abbagnato con le stelle Italiane nel mondo”, a cura di Daniele Cipriani, svoltisi a Spoleto nel Giugno 2019.

Nel Febbraio 1909, Sergey Pavlovich Diaghilev (1872 – 1929) ebbe l’occasione di sentire due brevi, ma brillanti lavori per orchestra del giovane Igor Stravinskij (1882 – 1971), ad un concerto a Sanpietroburgo.

Impressionato dal promettente compositore, Diaghilev, geniale impresario dei Ballets Russes, gli commissionò alcuni arrangiamenti per la sua stagione estiva a Parigi.

Per la stagione del 1910, chiese una nuova partitura musicale per un balletto completo, l’Uccello di Fuoco. Diaghilev era un grande talent scout e un visionario che cercava di promuovere la collaborazione tra le arti. Fondò i Ballets Russes nel 1909, raggruppando una mirabile collezione di talenti da Picasso a Debussy e Cocteau.

La coreografia venne affidata a Michel Fokine (1880 – 1942), di origine russa, autore del libretto tratto da una fiaba russa.

Il giovane principe Ivan si trova nel terribile regno dell’orco Kashchei, l’immortale entità del male puro, che imprigiona le donne e trasforma gli uomini in pietra. Senza rendersi conto del pericolo, Ivan incontra un bellissimo Uccello di Fuoco mentre vaga nel giardino incantato di Kashchei. Colpito dalla bellezza dell’Uccello, gli ruba una penna e scappa.
Incontra 13 donzelle, e lui si innamora passionalmente di una di loro. La mattina, quando le donzelle imprigionate da Kashchei sono costrette dalla magia dell’orco a tornare al suo castello, Ivan le segue.
Viene catturato dai servi mostruosi di Kashchei, e sta per essere trasformato in pietra. Brandisce la penna magica che richiama l’Uccello di Fuoco. Gli racconta il segreto dell’immortalità di Kashchei: la sua anima, a forma di uovo, che tiene in un cofano, deve rimanere intera.
Ivan apre il cofano e spacca l’uovo; il mostro muore, le sue magie si dissolvono, e tutti coloro che aveva catturati sono liberati. La donzella di cui si era innamorato, la principessa Tsarevna, e il principe si sposano.

Fokine aveva iniziato la sua carriera lavorando in un rinnovato stile classico (Les Silfides, La Morte del Cigno). In seguito ha subito l’influenza della “danza libera” della grande danzatrice americana Isadora Duncan (1877 – 1927).
Duncan ricercava un nuovo stile di danza, lontano da quella accademica, dove movimenti liberi e fluidi, ispirati a fenomeni naturali come il mare o il vento, esprimono stati emotivi. Era attratta dagli ideali di bellezza dell’antica Grecia e ballava a piedi nudi, con i capelli fluenti, vestita con una tunica come quella che si vede dipinta sui vasi greci.
Con l’Uccello di Fuoco emerge uno stile nuovo, libero dal classicismo, libero nel movimento, nell’uso del palcoscenico, nella durata (più breve rispetto a quella dei grandi balletti classici).

Fokine rifiutava la simmetria formale del balletto classico, perché la trovava deleteria al dramma; usava gruppi meno rigidi e artificiali, più vicini alla realtà e più naturali che si trasformano: da artificio ornamentale diventano un potente forza drammatica.
Lo stile vigoroso e i passi atletici, prese dalle danze folcloristiche russe, sono stati incorporati in tutta la coreografia, un’altra innovazione rispetto ai balletti dell’ottocento, in cui erano relegati alle parti “di carattere”, a se stanti.

La partitura musicale è frutto di un rapporto di stretta collaborazione tra Fokine e Stravinskij, stilato dopo lunghe e dettagliate discussioni.

Sin dalla prima rappresentazione nell’estate del 1910, l’Uccello di Fuoco è stato uno strepitoso successo, rendendo immediatamente famoso Stravinskij, riconosciuto come uno dei più grandi compositori per il balletto.

Nel 20° secolo la musica è diventata via via più importante nei balletti, raggiungendo la stessa importanza della coreografia, mentre nel 19° secolo era poco più che un abbellimento e un sopporto ritmico al movimento. L’Uccello di Fuoco ha aperto la strada verso questo rinnovamento.

Le coreografie magnifiche (ed è anche poco) come L’Uccello di Fuoco di Marco Goecke, tra i più apprezzati sulla scena internazionale, hanno dato lustro a Sasha Riva e Simone Repele, i meravigliosi artisti del Ballet du Grand Théâtre de Geneve.
Eccoli insieme in queste bellissime immagini con alcuni estratti dalle loro intense esibizioni.

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Foto: Massimo Danza

Francesco Gabriele Frola e Katja Khaniukova ne “Il Corsaro”- Pas de deux “Camera da letto”

“Eleonora Abbagnato con le stelle Italiane nel mondo” – Gala internazionale di danza a cura di Daniele Cipriani.

Il genio romantico di Marius Petipa ha dato vita a due coreografie emblematiche “Il Lago dei cigni” e “Il Corsaro” (suite) .

“Il Corsaro”, in particolare, comprende le quattro più famose scene della celebre opera: Il Pas D’Esclave, le Odalische, la Camera da letto Pas de deux e Il Corsaro pas de deux.

Nello specifico, Francesco Gabriele Frola e Katja Khaniukova hanno dato vita al pas de deux “Camera da letto”.

Storia di un magnifico naufragio “Le Corsaire”, balletto in tre atti, debuttò il 23 Gennaio del 1856 all’Opéra di Parigi, interpretato dall’acclamatissima danzatrice italiana Carolina Rosati, allora prima ballerina incontrastata dell’Opéra, e dal famoso mimo italiano, Domenico Segarelli, poiché originariamente la parte del Corsaro non era ballata.

Il balletto, basato sul poema “The Corsair” di Lord Byron del 1814, fu musicato da Adolphe Adam, con le coreografie di Joseph Mazilier. Negli anni a seguire però, “Le Corsaire” subì, in Russia, consistenti revisioni drammaturgiche, coreografiche e musicali che portarono inevitabilmente alla nascita di numerose versioni.

“Le Corsaire” fu concepito principalmente per mettere in risalto le doti di Carolina Rosati, celebrata per la sua bellezza e per la sua precisione tecnica sulle punte e nelle batterie, doti alle quali si associava anche una buona mimica.
Ad Adolph Adam, allora migliore compositore di opere e di balletti in Francia, si pensi al suo successo con Giselle, vennero riconosciuti i diritti e un’ingente somma di denaro. Il debutto de “Le Corsaire” riscosse un notevole successo sia per la partitura che per l’interpretazione della Rosati nei panni dell’eroina Medora, che appassionò e catturò tutto il pubblico parigino.

Un altro aspetto che rese acclamatissima la prima francese, furono gli effetti teatrali della scenografia, mai visti sul palcoscenico dell’Opéra fino ad allora, ideati dal macchinista Victor Sacré. Da quel momento effetti ancora più imprevedibili vennero sperimentati sulle scene russe. Per la scena del naufragio del terzo atto, ad esempio, fu sorprendente la macchinazione di Andrei Roller, maestro di effetti teatrali, che al Bolshoi stupì tutto il pubblico in sala tra cui anche l’imperatrice Eugénie, usando effetti elettro-galvanici per riprodurre i fulmini della tempesta. De “Le Corsaire” di Mazilier, ebbe notevole successo anche l’orchestrazione intensa e colma di drammaticità di Adam il quale venne a mancare, purtroppo, qualche mese dopo il debutto. Il 4 Maggio del 1856, giorno dopo la sua morte, l’Opéra dette una rappresentazione de “Le Corsaire” in sua commemorazione devolvendo alla moglie tutti gli incassi.

“Le Corsaire” parigino fu così un tale successo che, dopo la prima, il balletto andò in scena altre 43 volte nello stesso anno, sempre con l’insuperabile interpretazione della Rosati nelle vesti di Medora. “Le Corsaire” era ormai legato al suo nome tanto che quando, tre anni più tardi, la danzatrice italiana lascerà l’Opéra, sarà tolto dalle programmazioni. Anche per il coreografo il balletto rappresentò un memorabile addio alle scene. Joseph Mazilier si ritirò, infatti, poco più tardi, coreografando solamente “La fille du Bandit” l’anno successivo.

Il poema di Byron, “The Corsair”, fu adattato numerosissime volte in balletto. Il primo, risale al 1837 per il Drury Lane di Londra con le coreografie di Ferdinand Albert Decombè su musiche di Nicolas Bochsa. Produzione ripresa anche nel 1844 con discreto successo. Il secondo adattamento è quello, sopra trattato, di Mazilier del 23 Gennaio del 1856, di notevole successo, che rimane alla storia come prima grande rappresentazione. Seguirono poi i rifacimenti russi, ma a proposito del Corsaro parigino, è doveroso dire che ne venne presentato un altro, il 21 Ottobre del 1867, dallo stesso Mazilier. Quattro anni dopo il suo ritiro, infatti, Mazilier tornò a lavoro per la ballerina tedesca Adèle Grantzow in occasione dell’Esposizione Universale. Mazilier riprese ex novo il balletto, aggiungendo un grand ballabile intitolato “Grand Pas des Fleurs” creato appositamente per la Grantzow, su musiche di Leo Délibes. Questo Corsaire ebbe un successo ancora maggiore del primo, ottantuno repliche, e rappresenta non solo il ritorno di Mazilier sulle scene ma anche il suo ultimo balletto. Mazilier morì il 18 Aprile del 1868, nemmeno un anno più tardi. Successivamente la Grantzow fu invitata a San Pietroburgo dove si trovò a lavorare a fianco di Petipa che la chiamò in aiuto per il suo nuovo allestimento del balletto ma la ballerina fu stupita nel vedere i consistenti cambiamenti che il coreografo aveva apportato, cambiando addirittura il nome del brano, “Grand Pas des Fleurs” di Mazilier in “Le Jardin Animé” chiamato così ancora oggi.

Un paragrafo a parte meritano gli allestimenti russi di Petipa datati 1858, 1863, 1885, 1899. In quello del 1858, in realtà Petipa, allora molto giovane, partecipava come ballerino nella parte di Conrad.
Le coreografie erano del grande Jules Perrot allora maître de ballet al Balletto Imperiale. Perrot allestì “Le Corsaire” per mettere in risalto sua moglie, la ballerina Ekaterina Friedbürg. Egli riprese in larga parte la coreografia di Mazilier ma si fece aiutare da Petipa che collaborò all’allestimento del balletto riscrivendo alcune delle danze originali tra cui il Pas de Éventails del primo atto in cui Medora e sei corifee con dei grandi ventagli creano un effetto “coda di pavone” e la Scéne de Seduction. Per questa produzione Petipa aggiunse poi, ex novo, un pas de deux preso dal suo balletto dell’anno precedente “La Rosa, la Violetta e la Farfalla”. Era un Pas d’action drammatico in cui il mercante di schiavi Lankendem, mostra ai mercanti la splendida Gulnare per venderla. Il passo a due diventato famoso con il titolo di Pas d’Esclave, fu aggiunto per dare visibilità alla ballerina Lyubov Radina che danzò appunto il ruolo di Gulnare. Quando Jules Perrot lasciò la Russia nel 1858, in sua sostituzione venne chiamato Arthur Saint-Léon e Petipa fu nominato suo assistente. Alla morte di Saint-Léon, nel 1870, Petipa prese il suo posto con la carica di maître de ballet svolgendo questo ruolo fino al 1903. Durante il suo operato il coreografo riprese il balletto presentandolo in una versione completamente nuova, pensata soprattutto per sua moglie, la prima ballerina Maria Surovshchikova. Per questa nuova produzione, andata in scena nel 1863, Petipa commissionò una nuova musica al musicista compositore del Balletto Imperiale Cesare Pugni che, tra le aggiunte, inserisce la Mazurka dei Corsari del secondo atto tuttora presente nelle produzioni. Ma i rifacimenti de Le Corsaire firmati Petipa non terminarono con questa produzione. Nel 1885 presentò una nuova versione creata questa volta per la ballerina Eugeniia Sokolova. Per l’occasione il coreografo rivide nuovamente tutto il balletto aggiungendo delle nuove musiche di Léon Minkus, anch’esso primo compositore al Balletto Imperiale, per il pezzo Le Jardin Animé (Grand Pas des Fleurs nella versione di Mazilier del 1867) sostituendole a quelle già usate di Delibes. L’ultima versione de Le Corsaire firmata Marius Petipa è datata 1899 questa volta appositamente composta per l’italiana, la grande prima ballerina assoluta, Pierina Legnani che interpretò Medora a fianco a Pavel Gerdt nei panni di Conrad; Olga Preobrajenskaya era invece Gulnare.

Per tutta la metà del ventesimo secolo le rappresentazioni del balletto si ebbero quasi esclusivamente in terra Russa. Dopo la morte di Petipa fu montata una nuova versione da Gorsky che debuttò nel Gennaio del 1912 con Ekaterina Geltzer nella parte di Medora e Vasily Tikhomirov in quella di Conrad. Gorsky aggiunse alla versione di Petipa nuove danze di altri compositori tra i quali Chopin e Ciaikovsky; versione adottata dal Balletto imperiale fino al 1928. Sempre in Russia una versione del 1931 fu firmata da Agrippina Vaganova mentre una completamente nuova si ebbe nel 1955 firmata dal maître de ballet Pyotr Gusev per il balletto Maly di San Pietroburgo. Gusev insieme allo storico della danza Slonimsky ne riscrisse il libretto apportando significativi cambiamenti. Introdusse un nuovo personaggio, lo schiavo Alì (che danzava anche il famoso Pas de deux come pretendente) e modificò il prologo cioè la scena del naufragio. Qui fu aggiunto un corposo brano e cioè l’entrata di Medora con Gulnare e dieci ballerine che in seguito trovano Conrad e i suoi compagni naufraghi sulla riva del mare. Subito dopo le donne sono rapite da Lankendem e i suoi compagni per cui il Corsaro Conrad decide di andare a salvarle. La novità della revisione risiede soprattutto nella partitura musicale. Benchè l’originale contenesse già molti brani di altri autori oltre quelli di Adam, Gusev la elimina quasi del tutto adottando la partitura del balletto di Adam La Jolie Fille du Gand del 1842 con aggiunte di brani di Cesare Pugni con nuovi leitmotiv per i personaggi principali. Aggiunge poi nuove danze individuali dalla partitura di Drigo per il balletto Il Talismano (1931) di Petipa. L’allestimento di Gusev fu per la compagnia del Kirov che decise poi di mantenere la versione della Vaganova. Ma nonostante questo non andò assolutamente persa, essa, infatti, è ancora danzata dal balletto Novosibirsk. Nel 1973 anche Kostantin Sergeyev ne allestisce un revival su richiesta del direttore del Bolschoi Jurij Grigoroviã. Oggi nel mondo Le Corsaire viene rappresentato principalmente in due versioni: quella di Gusev del 1955 (per lo più in Russia e Europa), e quella di Kostantin Sergeyev creata nel 1973 (maggiormente in America e in Europa). Spesso però, considerata la trama poco coerente e intricata che ne rende difficoltoso l’allestimento, vengono presentati solo i brani più famosi: Le Jardin animé, il Pas d’Esclave, il Gran pas The trois des Odalisques e il celebre Pas de Deux eseguito nella formula ideata da Petipa (adagio-variazione e coda). Memorabile quello che compose per Enrico Cecchetti ed Emma Bessone.

Trama
Particolarmente complicata e incentrata sulla figura di una fanciulla greca, Medora, venduta come schiava e tratta miracolosamente in salvo da Corrado, un pirata che si innamora perdutamente di lei. Insieme affrontano innumerevoli traversie culminanti in un naufragio della nave.

I personaggi
Conrad – Capitano della nave dei corsari
Ali – Schiavo di Conrad
Birbanto – Primo compagno e amico di Conrad
Lankendem – Mercante di schiavi
Medora – Giovane donna greca
Gulnare – Giovane donna greca e amica di Medora
Seid Pascià – Un nobile turco
Sia nella versione adottata dal Kirov che in quella adottata dall’American Ballet, è presentato in III atti con prologo ed epilogo. La sostanziale differenza drammaturgica risiede nel prologo e nell’epilogo: la versione dell’American Ballet (Sergeyev) prevede la scena della tempesta nell’epilogo anziché nel prologo come invece avviene nella versione del Kirov (Gusev).

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Foto: Massimo Danza

Tatiana Melnik e Bakhtiyar Adamdzhan in “Don Chisciotte” (pas de deux, III atto)

Un altro intenso “passo a due” tratto da “Les Étoiles Gala Internazionale di Danza” a cura di Daniele Cipriani.

La trama del celebre balletto di Marius Petipa è tratta dal romanzo “El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha” (L’arguto cavaliere Don Chisciotte della Mancia) dello scrittore spagnolo Miguel de Cervantes (1547-1616), pubblicato in due parti trail 1605 e il 1615. Questo romanzo ha iniziato a destare l’interesse del mondo della danza già nel Seicento, dopo che in Francia era cominciata a circolare la sua traduzione. Ma è stato soprattutto intorno alla metà del Settecento, con l’affacciarsi del nuovo genere del balletto pantomimo, che si sono susseguite diverse creazioni ispirate al soggetto di Cervantes: tra le più rinomate, quella di Franz Anton Hilverding, che nel 1740 ha prodotto “Dom Quichot ou Les noces de Gamache” (Don Chisciotte o Le nozze di Gamache) per il Teatro Kärntnertor di Vienna.

Nel 1743 è stata la volta di Jean-Barthélemy Lany, che ha creato le coreografie per la comédie-lyrique “Dom Quichotte chez la Duchesse (Don Chisciotte a casa della Duchessa) per l’Académie Royale de Musique (Opéra) di Parigi. Gli interpreti erano i celebri Marie Camargo, David Dumoulin e Louis Dupré; nel 1768 anche Jean-Georges Noverre, all’epoca maître de ballet dei Teatri Imperiali di Vienna, ha realizzato Don Chischotte per il Burgtheater. Le creazioni settecentesche tuttavia non erano ancora incentrate sull’amore contrastato tra il barbiere e la figlia dell’oste, che nel romanzo di Cervantes si chiamavano rispettivamente Basil e Quiteria (o Chilteria), ed è stato solo nell’Ottocento che il balletto, come lo conosciamo oggi, ha iniziato a prendere forma.

La prima creazione importante si è avuta nel 1801 all’Opéra di Parigi, con “Les Nocesde Gamachedi Louis Milon” (all’epoca maître de ballet adjointdi Pierre Gardel), interpretato da Auguste Vestris nel ruolo di Basil e Jean-Pierre Aumer in quello di Don Chisciotte. Il balletto di Milon è divenuto un paradigma per le creazioni successive in quanto, per la prima volta, la trama era incentrata sull’amore tra Quiteria e Basil.

Fuori della Francia si è avuto il “Don Kikhotdi Charles-Louis Didelot”, creato nel 1808 per il Teatro Imperiale di San Pietroburgo.

Nel 1837 anche August Bournonville ha creato una sua versione per il Teatro Realedanese, ossia “Don Quixote ved Camachos Bryllup” (Don Chisciotte alle nozze di Gamache), danzato da lui stesso nel ruolo di Basil e da Lucile Grahn in quello di Quiteira. Osserviamo che Camacho è il nome originale di Gamache nel romanzo di Cervantes.

Infine si è avuta anche una versione italiana dal titolo “Le avventure di Don Chisciotte”, opera del 1843 di Salvatore Taglioni per il Teatro Regio di Torino. Tuttavia a creare la versione che si è imposta nel repertorio del balletto classico fino ai nostri giorni, è stato Marius Petipa, che si è ispirato al romanzo di Cervantes solo in parte, per poter proporre uno spettacolo sul genere della commedia con un personaggio surreale come lo hidalgo Don Chisciotte. Costruita sulla falsariga di quello di Milon, quindi incentrato sull’amore di Basil e Quiteira, la versione di Petipa, per la prima volta, introduce il nome di Kitri al posto di Quiteira e, come era d’uso nelle creazioni del coreografo francese, contiene un richiamo ai balletti del primo romanticismo con l’inserimento dell’atto delle Driadi, tipico atto bianco che rappresenta il contrasto tra il sogno e la realtà. Tuttavia, a differenza dei balletti romantici della prima metà del secolo, questo è a lieto fine perché impostato sul genere della commedia, come Coppélia ou la Filleaux yeux d’émaildi Arthur Saint-Léon.

Il Don Chisciotte di Petipa in realtà ha avuto due versioni: è andato in scena per la prima volta il 26 Dicembre 1869 al Teatro Bol’šoi di Mosca, strutturato in un prologo, quattro atti e otto quadri e una seconda volta il 21 Novembre 1871 al Bol’šoi Kamennyj di San Pietroburgo, articolato in un prologo, cinque atti e undici quadri. La musica è stata composta dall’austriaco Ludwig (Léon) Minkus (1826-1917)3, all’epoca compositore ufficiale dei Teatri Imperiali e già autore, per l’Opéra di Parigi, di alcune musiche di Paquitadi Joseph Mazilier nel 1846.

Per Petipa, il soggetto, ambientato in Spagna, è stato l’occasione per introdurre le danze nazionali di quel paese, che egli aveva imparato durante i quattro anni del suo soggiorno a Madrid, dal 1842 al 1846. Infatti nella prima versione solo il personaggio di Dulcinea, peraltro ancora distinto da quello di Kitri e perciò interpretato da un’altra ballerina, danzava secondo i canoni accademici puri, e in generale si susseguivano diverse danze di carattere spagnolo attinte al folklore locale, come una zingaresca, una jota aragonese, una seguidilla, un fandango, una lola e una morena danzata da Kitri eBasilio. Vi era inoltre una danza di toreri armati di spade. Il coreografo ha tenuto presente il gusto del pubblico moscovita, meno raffinato di quello pietroburghese e ha arricchito il balletto di artifici scenici e di elementi comici e grotteschi. Ad esempio, nella scena del campo degli zingari, Kitri, scappata di casa vestita da uomo per sfuggire al matrimonio con Gamache, prendeva parte a una danza comica in cui un Arlecchino (il celebre danzatore grottesco Leon Espinosa), con in mano una gabbia per uccelli, cercava di catturare alcune allodole, rappresentate da sei danzatrici oltre alla protagonista. La folle battaglia di Don Chisciotte contro i mulini a vento era dovuta alla sua volontà di soccorrere la luna attaccata da giganti immaginari. Egli infatti aveva scambiato la luna sorgente per la sua amata Dolcinea, ma grazie a un artifizio scenico, la luna sorgeva versando copiose lacrime, che si trasformavano poi in una gran risata suscitando l’ilarità del pubblico. Dopo aver combattuto contro svariati mostri e aver sconfitto un ragno gigante che gli sbarrava il passo con la sua enorme tela , l’hidalgo cadeva addormentato e sognava di lottare con degli strani cactus, rappresentati da ballerini vestiti con forme mostruose.

In definitiva, la prima versione di Petipa aveva tutte le caratteristiche di una commedia, nella quale si riversavano diversi passaggi del romanzo di Cervantes, accompagnati da scene di fantasia trattate con un fine umorismo.

Il balletto rappresentato a Mosca aveva ottenuto un gran successo di pubblico, perciò tre anni dopo, Petipa ha pensato di riproporlo a San Pietroburgo, modificandolo in parte per andare incontro ai gusti più raffinati del pubblico della capitale e quindi anche allungandone la durata in ben cinque atti e undici quadri, oltre al prologo. La nuova versione ha debuttato il 21 Novembre 1871 al teatro Bol’šoi Kamennyj. Le modifiche miravano a dare maggior rilievo alla danza classica pura rispetto agli elementi basati sulle danze nazionali, le quali sono state notevolmente ridotte e anche stilizzate secondo i canoni accademici, perdendo molte caratteristiche riconducibili al folklore. Il coreografo ha inoltre eliminato le parti comiche e grottesche – come la cattura delle allodole, il combattimento con i cactus e la luna in lacrime – e ha modificato totalmente l’episodio del sogno di Don Chisciotte, rendendolo un vero e proprio atto bianco popolato da esseri sovrannaturali, secondo lo stile del primo romanticismo. Nel sogno infatti lo hidalgo, dopo aver ucciso il ragno gigante, veniva catapultato nel regno delle Driadi (ninfe dei boschi), a cui facevano corona cinquantadue piccoli Cupidi, interpretati dagli allievi della Scuola di Ballo dei Teatri Imperiali. Inoltre il personaggio di Dulcinea è stato unificato a quello di Kitri e quindi interpretato dalla stessa danzatrice. L’atto aggiunto, costituito da tre quadri, rappresentava il castello del Duca e della Duchessa, rievocando così un altro episodio del romanzo di Cervantes e venendo a costituire l’ambientazione ideale per il divertissement finale che inscenava le nozze dei due innamorati, al quale partecipavano anche i cinquantadue piccoli Cupidi dell’atto bianco. Questa versione terminava con la morte di Don Chisciotte, in adesione al romanzo di Cervantes.

Nel pas de deux del terzo atto, tratto da “Les Étoiles Gala Internazionale di Danza” a cura di Daniele Cipriani, eseguito da Tatiana Melnik e Bakhtiyar Adamdzhan, i due innamorati si rifugiano in una locanda: ma vengono trovati da Lorenzo, Gamache, Don Chisciotte e Sancho Panza. Basilio tenta di salvare la situazione simulando il suicidio, mentre Kitri implora l’aiuto di Don Chisciotte; così il cavaliere convince l’oste a sposare i due amanti, prima che Basilio muoia. Ottenuto il consenso Basilio svela l’inganno e si rialza: furibondo Gamache sfida in un duello Don Chisciotte e viene sconfitto.
Così, Kitri e Basilio possono coronare il loro amore con le fatidiche nozze, mentre il cavaliere e lo scudiero partono per una nuova avventura.

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Foto: Massimo Danza

Davide Dato e Nikisha Fogo in “Tarantella”

Eleonora Abbagnato con le stelle italiane nel mondo, ha dato vita al Gala internazionale di danza a cura di Daniele Cipriani, che si è svolto in Piazza del Duomo a Spoleto il 30 Giugno 2019.

Maratona di danza e balletto con gli artisti italiani che hanno conquistato le scene internazionali e i più importanti teatri del mondo, questa la serata Stelle italiane nel mondo: dall’Opéra de Paris al New York City Ballet, all’English National Ballet di Londra e altre importanti compagnie. Una serata unica e irripetibile a Spoleto, con brani dei più grandi coreografi, ma anche creazioni in prima nazionale firmate da giovani talenti italiani.

Sono stati tantissimi gli artisti italiani impegnati nelle maggiori compagnie di danza del mondo: étoiles, coreografi e giovani talenti che brillano nei più importanti teatri, dall’Opéra de Paris al New York City Ballet, dall’English National Ballet di Londra al National Ballet of Canada. Le loro biografie sono storie di tenacia e dedizione, segnate da svolte e spirito d’avventura; nella loro danza c’è il racconto dell’emigrazione artistica italiana: viaggi individuali e vincenti verso l’eccellenza.

A queste eccellenze italiane nel mondo, che hanno conquistato il pubblico internazionale, Daniele Cipriani ha dedicato una serata-evento unica, Stelle italiane nel mondo, ideata per il Festival Dei Due Mondi di Spoleto, il 30 Giugno 2019 in Piazza Duomo.

Un giro del mondo con le stelle e i ballerini italiani con ospite d’eccezione, Eleonora Abbagnato: protagonista di una delle più avvincenti storie di successo come artista italiana all’estero, prima danzatrice italiana ad essere nominata étoile del Ballet de l’Opéra de Paris e, contemporaneamente, direttore del Corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma.

Guidati da questa luminosa presenza, le seguenti stelle italiane provenienti da diverse compagnie internazionali: Davide Dato, di Biella, dal 2016 Erste Solotänzer del Wiener Staatsballett, protagonista delle principali produzioni della compagnia viennese, e Nikisha Fogo, solista del Wiener Staatsballet, a Spoleto hanno presentato una scoppiettante Tarantella di George Balanchine.

Una tarantella interpretata da una sola coppia di danzatori, esemplare per la difficoltà tecnica richiesta dalla velocità della musica.
Le coreografie di Balanchine sono note per la loro aderenza alla partitura musicale. Anche questa coreografia penetra la costruzione musicale, non limitandosi alla suggestione dell’esteriorità ritmica e melodica.

Stelle italiane nel mondo ha costituito, inoltre, un’occasione per onorare le carriere che danno lustro al nome del nostro paese all’estero, per rivedere in scena le étoile italiane già affermate e festeggiarle accanto ai numerosi talenti che ne stanno seguendo le orme, ma anche per incontrare le nuove personalità creative che stanno emergendo nelle più prestigiose compagnie internazionali. Una vera e propria fotografia dell’odierna presenza italiana all’estero, erede di una tradizione e scuola storicamente riconosciute, che ha visto l’Italia, nei secoli, esportatrice di arte e artisti in tutto il mondo.

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Foto: Massimo Danza