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MASSIMILIANO MARTORIATI: “DANZARE E’ VOLGERSI AL DIVINO”.

Incontro con il primo ballerino Massimiliano Martoriati.

L’appuntamento con Massimiliano Martoriati è fissato in un bel pomeriggio di ottobre, è un mese che lo inseguo per un servizio fotografico, ha voluto del tempo per intensificare gli allenamenti ed essere in forma perfetta, e finalmente è arrivato il momento. Ho pensato: un perfezionista e, prima di tutto, un vero professionista. Ma questo lo sapevo già: Massimo Danza qualche tempo prima lo aveva fotografato nel suo atelier, come documentano le foto a corredo di questo articolo.

Vado a prenderlo alla stazione di Anzio e mentre scende dal treno e mi viene incontro, leggero ed incorporeo, osservo incantata, ancora una volta, come la Danza sia quella celeste entità che assume sembianze umane attraverso i Danzatori, esseri provenienti da lontani spazi cosmici, prossimi alle stelle e, per dirla con Dante, venuti dal cielo in terra a miracol mostrare: Massimiliano Martoriati, Max per gli amici, “è” la Danza, e me lo rivela sin dallo sguardo, irraggiungibile, e dai gesti ampi e musicali.

Romano, cresce in arte e bellezza circondato da una famiglia di creativi. Inizia danzare a 14 anni con il genere moderno a cui affianca lo studio del classico che non abbandonerà più ed approfondisce, nel corso degli anni, ogni altra forma espressiva di movimento. Il suo esordio è tanto precoce quanto brillante: A 17 anni danza ne “L’intervista” di Federico Fellini, a 18 anni recita accanto a Valeria Golino nel film “Storia d’amore” di Francesco Maselli ma soprattutto supera le selezioni di classico e moderno ed i provini per entrare in RAI dove lavorerà come danzatore, e poi primo ballerino con Gino Landi, per due decenni, alternandosi con Mediaset ed anche con Telecinco in Spagna. Ha duettato con le più famose ballerine e soubrette, Fracci, Dorella, Parisi, Cuccarini, Brandi, Mario, ha lavorato con i più celebri coreografi televisivi, che ritiene i suoi Maestri, Miseria, Landi, Turchi, Brezza, Garofalo, e tanti altri. Il suo principale palcoscenico sono state le popolari e seguitissime trasmissioni del sabato sera, pietre miliari del fenomeno culturale televisivo di quegli anni che è stato il varietà, colonna portante dei palinsesti di Rai e Mediaset e che tanto ha segnato i costumi degli italiani. Ha viaggiato, studiato e lavorato in più Paesi, in una intensa attività di spettacolo tra produzioni televisive, cinema, teatro, videoclip. Oggi crea coreografie ed insegna ma il suo desiderio, mi confessa, è quello di ritirarsi a vivere nella natura.

Arriviamo sulla spiaggia deserta, l’autunno ci avvolge in tutta la sua bellezza: il mare in burrasca e la luce cangiante sono perfetti per il mood dello shooting di Massimo Danza, gli scogli brillano sotto le onde spumeggianti. Prendiamo un caffè, noi abbiamo preso anche un dolce, lui no, non ne mangia, due chiacchiere prima delle foto, mi interessa molto conoscere qualcosa in più di questo affascinante e straordinario artista, e mi appunto qualche suo pensiero.

La Danza è morta. Danzare è espressione creativa degli uomini ma soprattutto è il volgersi al divino, e quando salto sento che mi ci avvicino. Viviamo in un periodo di grande oscurità che soffoca ogni anelito verso l’assoluto. Non è un momento favorevole per l’arte, lo è invece per il materialismo, ed io sono profondamente “non materiale”, soprattutto quando penso che la bravura, il riuscire a trasmettere emozioni siano sufficienti per lavorare”.

Max parla, le sue mani seguono forme sapienti e sprigionano musica, mentre rifletto che una delle magie dei danzatori è anche questa, posseggono il segreto dell’armonia.

Dopo 10 anni di danza ancora non sei niente, dopo 20 anni sei agli inizi, quando hai danzato per 30 anni hai movimento ed espressione da comunicare con intensità al pubblico, sei pronto per “dare” ma la tua carriera è finita. E’ così strano tutto questo”.

Lo esorto a continuare, mentre Massimo Danza prepara la sua macchina fotografica, guardiamo il mare sempre più agitato, tra un po’ la luce è giusta.

Noi danziamo quello che siamo, nella danza non si nasconde nulla, tutto è rivelato di noi, il vissuto, la personalità, l’esperienza, l’intelligenza, la sessualità. La follia contraddistingue il vero artista, cioè il tirare fuori senza paura quello che si ha dentro, parlare di sé davanti a tutti, è un confronto con gli altri che richiede un coraggio enorme, appunto il coraggio della follia”.

Ci affrettiamo a finire i nostri caffè, Max guarda il mare, sembra che sia già lì, sugli scogli, a danzare.

Gli artisti hanno un ego molto forte, e crescendo diventa sempre più difficile per loro mettersi in gioco, forse è per questo che i coreografi di oggi preferiscono lavorare con i giovani di poca esperienza, sono più semplici da gestire, ma in questo mancano di coraggio, dimostrano insicurezza”.

Ma che sogni ha Massimiliano?

Mi piacerebbe abbandonarmi come creta nelle mani di un grande regista, penso ad Almodovar, che riesca a tirar fuori e modellare le potenzialità che ancora non sono riuscito ad esprimere, magari per pigrizia o per mancanza di competitività, non amo lottare per affermarmi, ma essere riconosciuto per ciò che sono”.

E’ ora di andare, raggiungiamo gli scogli e Massimo Danza inizia il suo shooting con questo splendido artista, perfettamente a suo agio tra gli elementi naturali da fondersi con essi e danzarci, in un rapporto dal quale noi “mortali” siamo decisamente esclusi. Sarà un pomeriggio che non dimenticherò, e di cui vi mostrerò presto le foto.

Paola Sarto

Foto di Massimo Danza

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